di Simona Ballatore C’è un nuovo ‘paziente uno’, è di Milano e ha solo quattro anni. Il tampone, al quale il piccolo era stato sottoposto per sospetto morbillo i primissimi giorni di dicembre del 2019, non lascia dubbi: SARS-CoV-2 al 100 per cento. Il Coronavirus circolava indisturbato da novembre: l’ennesima conferma – ora con tanto di Rna virale – dopo lo studio dell’Istituto superiore di sanità che aveva scovato tracce nel virus nelle acque di scarico a Milano e Torino già a metà dicembre e dopo l’impennata di polmoniti sospette segnalate da medici e pediatri ben prima di febbraio. A ridatare...

di Simona Ballatore

C’è un nuovo ‘paziente uno’, è di Milano e ha solo quattro anni. Il tampone, al quale il piccolo era stato sottoposto per sospetto morbillo i primissimi giorni di dicembre del 2019, non lascia dubbi: SARS-CoV-2 al 100 per cento. Il Coronavirus circolava indisturbato da novembre: l’ennesima conferma – ora con tanto di Rna virale – dopo lo studio dell’Istituto superiore di sanità che aveva scovato tracce nel virus nelle acque di scarico a Milano e Torino già a metà dicembre e dopo l’impennata di polmoniti sospette segnalate da medici e pediatri ben prima di febbraio. A ridatare la diffusione della pandemia in Italia – tre mesi prima del caso di Codogno – è lo studio coordinato dalla professoressa Elisabetta Tanzi e condotto nel Laboratorio per la Sorveglianza di Morbillo e Rosolia dell’Università Statale di Milano, pubblicato sulla rivista Emerging Infectious Diseases.

È il 21 novembre quando il piccolo, residente nel Milanese, manifesta i primi sintomi: tosse e raffreddore. Una settimana dopo i genitori si presentano con lui in pronto soccorso perché il quadro si complica: problemi respiratori e vomito. L’1 dicembre spuntano delle strane macchie sul corpo e scatta il campanello d’allarme: "Morbillo?". Sarà proprio questa domanda la chiave di volta. Perché per confermare o meno la diagnosi deve essere sottoposto a un tampone orofaringeo. Che esclude la malattia esantematica per il piccolo, che ora sta bene. Resta però quel campione nell’archivio per la sorveglianza di morbillo e rosolia. I ricercatori hanno deciso di andare a ritroso nel tempo, concentrandosi su quei casi sospetti e poi non catalogati come morbillo. Perché l’infezione da SARS-CoV-2 può dar luogo a sindrome Kawasaki-like e a manifestazioni cutanee, spesso comuni ad altre infezioni virali.

"Tra settembre 2019 e febbraio 2020 abbiamo raccolto 39 campioni provenienti da casi di malattia esantematica non confermata poi come morbillo – spiega Antonella Amendola, responsabile dell’attività di sorveglianza del morbillo in MoRoNET –. Sulla base delle segnalazioni dei dermatologi lombardi e dello studio sulle acque reflue abbiamo avuto l’intuizione e siamo andati a riprendere quei campioni archiviati, in modo anonimo, nella biobanca". Fra questi quello del bimbo milanese, negativo al morbillo e positivo (ora lo si sa) al Covid-19. "Il campione è sovrapponibile al 100% con la sequenza di riferimento isolata prima a Wuhan", spiega Gian Vincenzo Zuccotti, presidente del Comitato di direzione della Facoltà di Medicina. E se non è stato possibile determinare con precisione l’origine del ceppo, anche perché il campione era già stato processato e manca il sequenziamento dell’intero genoma, si apre un nuovo capitolo da quel 21 novembre. A ciò si aggiunge che restano dubbi sui primi malati sospetti, ai Giochi militari mondiali già ad ottobre e comunque prima del paziente uno denunciato dalla Cina. "Questa ricerca dimostra la circolazione subdola del virus, che ha impiegato mesi prima di esplodere a febbraio", chiude Zuccotti.