Marco

Buticchi

Spediamo sonde nello spazio con audiovisivi che riproducono nostri messaggi. Ascoltiamo anche il più remoto respiro tra le stelle. Chi ha detto che i dispacci siderali si perdano nel nulla? I bambini sono convinti che la loro lettera sarà comunque recapitata a Babbo Natale. Ho troppo rispetto per l’immensità di Dio per pensare di inviare a lui un mio pensiero. Capisco anche chi crede e, in questi tempi di distanziamento e di paura, trova oggettive difficoltà nel ricevere i sacramenti. Compresa la confessione. Raccontare a un tramite i propri peccati, monda dagli stessi e, dice la dottrina, apre le porte del Paradiso: il pentimento del credente giungerà direttamente all’orecchio di Dio che tutto vede e tutto sente.

Perché allora un devoto, isolato in un letto d’ospedale per il contagio, non può servirsi della tecnologia per garantirsi un aldilà nella grazia? Chi ha detto che, confinati come siamo nelle nostre case, non possiamo mondare l’anima dai peccati attraverso uno strumento tecnologico come un telefono? Non mi pare cambi molto tra conferire con un sacerdote tra la grata di un confessionale o attraverso il microfono di un cellulare. Il fine è sicuramente identico e, chi è seriamente impossibilitato, può traguardare il suo desiderio devoto di purificazione. Una telefonata salva la vita, raccontava uno slogan. Proviamo, almeno in questi tempi difficili, a farle salvare anche l’anima di chi crede.