Marco

Buticchi

ternità" cantavano ‘I Camaleonti’, "spalanca le tue braccia…". Ma se lo facesse davvero e un silenzio infinito ci accogliesse, quali potrebbero essere le conseguenze? Certo il ’fine vita mai’ regalerebbe sensazioni ineguagliabili: sicurezza, delirio d’onnipotenza, concezione dell’infinito, spavalderia persino dinanzi alla morte. Ma, pensate, quante vite vedremo sfumare portandosi via affetti, ricordi, esperienze. Quanto tedio a ripetere giornate sempre uguali senza pensare che ogni attimo vada vissuto perché irripetibile. Quanta fatica a reinventarsi l’entusiasmo per affrontare l’esistenza.

Sì, certo, di contro non esisterebbe la certezza principe che accompagna ogni comune mortale, ma senza di essa si perderebbe anche la percezione della bellezza della vita. Dovessi indossare i panni del dottor Faust, prima di firmare il patto con Mefistofele, instaurerei una trattativa. Meglio una vita lunga e ricca di soddisfazioni che una sofferta eternità: l’abbraccio eterno somiglierebbe a un inferno in terra e a poco varrebbero le lusinghe demoniache perché sempre di dannazione per il povero Faust si tratterebbe. Tornando con i piedi su questa terra vi chiedo se non siamo noi eterni? Provate a osservare gli occhi di un bambino, il sorriso di un figlio, le soddisfazioni delle generazioni che verranno. Ecco il nostro spazio infinito e onnipotente: lo abbiamo davanti ogni giorno. Si chiama fonte inesauribile della nostra meravigliosa esistenza.