Carla Maria

Casanova

Ci risiamo. A Salisburgo, ne “Il trionfo del tempo e del disinganno”, oratorio barocco di Georg Friederich Händel (1708), c’è un personaggio, nella fattispecie il Piacere (all’atto il mezzosoprano Cecilia Bartoli) che in una disputa con la Bellezza (Regula Muhlemann) pippa cocaina. Non se ne può più. Basta con queste dissacrazioni di un genere musicale tremendamente datato: nel “senso buono”!. L’opera lirica, anche se in questo caso di melodramma non si tratta, è da tempo presa di mira in un modo osceno che ne destituisce lo stile e il contesto. Si è visto di tutto, quando poi non faccia ricorso al politically correct, vedi Aida a l’Opéra Bastille dove gli Etiopi (che tra l’altro camiti non sono) sono stati sostituiti da pupazzi!!! Siamo alla frutta.

A proposito di Salisburgo, però, sorge un fiero dubbio, perché chi ha portato in scena questa regìa è il canadese Robert Carsen, vale a dire uno degli sparuti geni della regìa tuttora in circolazione. Non ho visto lo spettacolo quindi mi è arduo formulare un giudizio. Ma mi vien da pensare che si tratti di una soluzione intelligente, magari anche del tutto corrispondente a quanto l’oratorio haendeliano voglia raccontare, forse in chiave psicologica o psicanalitica, magari trasportato ai giorni nostri. Tutto sta nel “come” si tratta un argomento. E di “come” ne abbiamo sorbiti davvero troppo. Non ultime le illegittime (orrende) fantasie dei Fura dels Baus.