Giorgio Comaschi Vuoi mettere? Alzarsi da solo, lavarsi i denti, andare a stemperare gli umori negativi davanti allo specchio del bagno, sopportare da solo le proprie occhiaie, non essere costretti ad alitare nella mano a conchetta per controllare la qualità del respiro. Ci sono due cose che "salvano"...

Giorgio

Comaschi

Vuoi mettere? Alzarsi da solo, lavarsi i denti, andare a stemperare gli umori negativi davanti allo specchio del bagno, sopportare da solo le proprie occhiaie, non essere costretti ad alitare nella mano a conchetta per controllare la qualità del respiro. Ci sono due cose che "salvano" il matrimonio: la governante (per chi se lo può permettere) e le camere separate. La camera separata è una scelta dolorosa ma di altissima civiltà. Ti spinge a vivere da fidanzatino fra quattro mura senza esserlo, a mantenere il desiderio di rivedere il congiunto con rinnovato entusiasmo. A parte che si può stare insieme anche fino alle 2 o 3 di notte, ma poi ognuno nella propria intimità, perché è noto che le lunghe convivenze portano anche a piccoli fastidi di presenza, a non sopportare un gesto, sia anche quello di chiudere un libro sul comodino, o un colpo di tosse involontario.

Del resto non è più bello un abbraccio quando non è forzato, o richiesto? Tanto il "piedino" sotto le coperte si può fare anche alle 3 del pomeriggio o alle 7 di sera. Troppo spesso si regala la propria intimità senza pensarci. La contessa Sveva forse esagera quando parla di "estraneo" riferendosi al marito. Ma non del tutto. Per non parlare del "cenare" assieme. Altro argomento che a pensarci è un talebano lanciato contro la poesia. Ma perché io devo biascicare in faccia a una donna o a un uomo, sia pure terminale del mio sommo desiderio? Un rosso di pomodoro all’angolo della bocca, un risucchio bevendo il brodo, possono essere fatali.