Leo Turrini Forse è solo questione di buon senso. Narrano le cronache del deputato renziano che si attovaglia con un gruppo di amici, salvo poi pagare multa e dirsi pentito. E sempre le cronache raccontano dello juventino Dybala, già colpito dal Covid un anno fa, che rimedia una sanzione per avere partecipato...

Leo

Turrini

Forse è solo questione di buon senso. Narrano le cronache del deputato renziano che si attovaglia con un gruppo di amici, salvo poi pagare multa e dirsi pentito. E sempre le cronache raccontano dello juventino Dybala, già colpito dal Covid un anno fa, che rimedia una sanzione per avere partecipato a una bella cena di gruppo fra compagni e parenti.

Ora, non è il caso di infierire, ci mancherebbe. Ci sentiamo tutti, nessuno escluso, presi in ostaggio da un virus che non se ne va. Vivere così non è bello. Nemmeno per i ricchi e per i potenti. Figuriamoci per chi abita, magari con famiglia, in un piccolo appartamento.

Però, stando così le cose ci è richiesto un surplus di pazienza e responsabilità. A chi non piacerebbe, soprattutto sotto Pasqua, tornare alla normalità perduta ma non dimenticata? Per dire, il Giovedì Santo è tradizionalmente dedicato al giro delle sette chiese. Le ho trovate chiuse. Non ero contento. Ma nemmeno arrabbiato. È assurdo, anzi tragico, che qualcuno possa pensare che sadiche autorità impongano blindature immotivate. Coltivando questa idiozia quasi negazionista, ci ritroviamo ospedali pieni e terapie intensive che scoppiano. Quando verrà scritta la storia della pandemia in Italia, in tanti ci ricorderemo di chi proclamava il virus clinicamente morto e di chi invitava a non portare più la mascherina. Voglio andare anche io a cena con figlie, nipoti, amici più cari. Non perché lo hanno fatto il deputato renziano e l’asso della Juve. Lo desidero, eppure so che non sarebbe giusto. E non perché rischierei una (sacrosanta) multa.