Riccardo Jannello Dura lex sed lex, basta che sia uguale per tutti. Anche quando sembra disumana come per Ottaviano Del Turco, ex sindacalista, ex parlamentare, ex ministro, ex segretario Psi ed ex, fino all’arresto nel 2008, presidente della Regione Abruzzo. Dopo lunghi processi e una condanna a...

Riccardo

Jannello

Dura lex sed lex, basta che sia uguale per tutti. Anche quando sembra disumana come per Ottaviano Del Turco, ex sindacalista, ex parlamentare, ex ministro, ex segretario Psi ed ex, fino all’arresto nel 2008, presidente della Regione Abruzzo. Dopo lunghi processi e una condanna a tre anni per uno solo fra i ventuno reati contestati, a Del Turco è stato tolto il vitalizio, cinquemila euro, dall’ufficio di presidenza del Senato, per una direttiva varata da Pietro Grasso, allora a capo della Camera Alta, nel 2015. La comunicazione lui non l’ha mai ricevuta: da diversi anni cancro, Alzheimer e Parkinson l’hanno ridotto un vegetale. Conseguenza del processo? Può darsi.

Ma se dal punto di vista umano possiamo stare con Del Turco, se si parla di legge deve essere applicata affinché si capisca che non la si può violare. Il perfettibile sistema giudiziario va accettato così com’è perché possa funzionare, e ogni ordinamento si regge sul fatto che le regole siano rispettate. Certo: nessuno terrebbe Del Turco in cella, ma le disposizioni sui vitalizi sono chiare: in caso di condanna definitiva decadono. E Del Turco, volente o nolente, è stato giudicato colpevole anche dalla Cassazione. "Il fiume è simile alla mia pena: scorre e non si esaurisce", diceva Apollinaire, che era un poeta e non un giurista, ma che dei fatti della vita sapeva molto. La pena di Del Turco non si esaurisce, come può non esaurirsi la nostra pena nei suoi confronti. Ma la legge è legge, anche se fa male.