Luca Bolognini Si scrive misoneismo, si legge massimo disprezzo per ciò che è nuovo. Pochi anni dopo l’introduzione della stampa a caratteri mobili da parte di Gutenberg, per fare un esempio, diversi intellettuali si scagliarono contro la satanica invenzione. "La moltitudine di nuovi libri – ammoniva Adrien...

Luca

Bolognini

Si scrive misoneismo, si legge massimo disprezzo per ciò che è nuovo. Pochi anni dopo l’introduzione della stampa a caratteri mobili da parte di Gutenberg, per fare un esempio, diversi intellettuali si scagliarono contro la satanica invenzione. "La moltitudine di nuovi libri – ammoniva Adrien Baillet, biografo di Cartesio – farà crollare la società". E la storia si ripete ogni volta che qualcosa dà una scossa alle nostre esistenze. L’incrollabile credo Ottocentesco del lavoro in azienda è stato così messo in crisi dallo smart working. Per molti in questi anni di Covid in realtà si è trattato di rozzo telelavoro, ma al di là di questo non trascurabile aspetto, i misoneisti si sono subito stracciati le vesti: "La produttività crollerà, la creatività pure. Come si stava bene tumulati in ufficio". Nulla di tutto questo, ovviamente, è avvenuto.

E ora i no smart interpretano le parole di Google come una vittoria: "Avete visto?". In realtà il colosso Usa, se non si cambia residenza, continuerà a pagare lo stesso stipendio a chi lavora da remoto o in azienda. Il taglio avverrà solo se ci si trasferisce in smart dove la vita costa meno. Il salasso del 25% è un’eventualità remota. Anche se resta una trovata sgradevole da parte di un’azienda che nel 2020 ha registrato 15,2 miliardi di utile. Ma il patto col diavolo può anche avere un senso: essere pagati meno per trasferirsi in una località incantevole e restare vicini alla propria famiglia può alleggerire il peso del lavoro. A meno che il vero fardello da scrollarsi non sia quello che si trova tra le mura domestiche.