Antonio Troise Lo confesso: il tuffo di ferragosto del ministro Di Maio nel bel mezzo della grande e drammatica fuga da Kabul, mi ha scandalizzato poco e niente. Anche al netto delle "frequentazioni" del "Papeete" Salentino, con quel vertice improvvisato in costume da bagno fra il leader storico dei...

Antonio

Troise

Lo confesso: il tuffo di ferragosto del ministro Di Maio nel bel mezzo della grande e drammatica fuga da Kabul, mi ha scandalizzato poco e niente. Anche al netto delle "frequentazioni" del "Papeete" Salentino, con quel vertice improvvisato in costume da bagno fra il leader storico dei Cinquestelle, il governatore Emiliano e l’ex ministro Boccia, tutti allegramente a godersi una boccata di fresco nella rovente estate della politica. "Mi si nota di più se resto sulla tolda di comando della Farnesina o se faccio una fuga in Puglia, facendomi beccare dall’immancabile paparazzo di turno dotato di cellulare", avrà pensato il titolare degli Esteri, a metà fra il Moretti di Ecce Bombo e il Fracchia della Corazzata Potiomkin.

Per essere onesti e sfuggire dall’ipocrisia, la differenza non era poi così sostanziale. Cosa poteva fare di più il ministro di Maio dal suo ufficio vista Olimpico rispetto all’ombrellone con sdraio - vista mare - del Salento? Poco o niente, se è vero che perfino il gigante Biden è dovuto scappare a gambe levate di fronte all’avanzata dei talebani, facendo rivivere al mondo le scene drammatiche già viste in Vietnam. Ma davvero si può, con tutta sincerità, sopravalutare al tal punto il ruolo dell’Italia in uno scenario dove perfino la voce dell’Europa è arrivata fioca e in ritardo? E, allora, buco nell’acqua per buco nell’acqua, si sarà detto di Maio, tanto vale un bel tuffo nel mare del Salento. Almeno qui, fra la brezza marina e le onde, la sconfitta brucia un po’ meno…