Viviana Ponchia Ho imparato che se dicono un chilometro attorno a casa quello è: 250 metri in più fanno 308 euro, pagati la prima domenica di lockdown senza maledire il paternalismo colpevolizzante di chi verbalizzava. Ho scoperto di essere bravissima con spazzola e phon. Non ho usato l’auto...

Viviana

Ponchia

Ho imparato che se dicono un chilometro attorno a casa quello è: 250 metri in più fanno 308 euro, pagati la prima domenica di lockdown senza maledire il paternalismo colpevolizzante di chi verbalizzava.

Ho scoperto di essere bravissima con spazzola e phon. Non ho usato l’auto per 37 giorni di fila. Ho camminato per 12 chilometri sotto il sole della prima Pasqua senza pioggia. Anche per questo, e per i romanzi di Javier Marias letti alle due del pomeriggio, il trionfo degli spaghetti allo scoglio e una partita a scacchi vinta contro mio figlio, io voglio bene al 2020.

Ci ha preso a schiaffi. Ha rovesciato il tavolo. Ha mentito presentandosi tondo e ben disposto. Ventiventi. Ma lo sentite cosa evoca? Qualcuno può veramente dire di non essere stato avvisato? Bufera, ribaltamento: A-CA-SA. La forza del mistral che scoperchia i tetti di Marsiglia, l’irriverenza dello scirocco che vuole tutti apatici ai suoi piedi. Era onestamente bisestile, come è onesta la tigre. E adesso che esaurisce i suoi giorni feroci sì, sento di volergli bene, come si vuole bene a Franti che più di Derossi ci ricorda quanto siamo fortunati ad avere un cuore. Io l’ho sentito battere. Tutti i giorni. Il tempo si stava avvitando su se stesso, è ripartito. Sono tornata dal parrucchiere e domani chissà. Non sono diventata migliore. Però so pulire le cozze. E se oggi guardo il bicchiere del 2020 non lo vedo mezzo pieno o mezzo vuoto ma cambio la risposta: per una volta è riuscito a togliermi la sete.