Angelo

Costa

Di bici elettrica, gli integralisti del pedale non vogliono sentir parlare: piuttosto smetto, dicono. I moderati non le chiudono la porta: c’è tempo per arrivarci, pensano. Comunque sia, lo zoccolo duro di chi ama la bici classica, o ‘muscolare’ che dir si voglia perché a spingerla sono i polpacci, resiste eccome. Nel nome di una filosofia vecchia di secoli: l’unico vero motore della bicicletta restano le gambe.

Libero ognuno di muoversi all’aria aperta come vuole: il ciclista tradizionale continua a farlo senza l’ausilio di batterie. Per chi pedala da anni, ma anche per chi ha appena cominciato (se ne vedono parecchi, dal lockdown in qua), non c’è maggior soddisfazione di percorrere una strada o scalare un colle con le proprie forze.

È una delle gioie del fare sport a ogni età e a qualsiasi livello: quando si raggiunge il traguardo prefissato, la fatica si sublima al punto da trasformarsi in godimento. C’è una filosofia diversa che distingue il vecchio e il nuovo modo di andare in bici: chi usa solo i muscoli non ha bisogno di incentivi (dal governo), ma lo fa per vocazione. Ha un’ampia scelta del mezzo, perché ne esistono per tutte le tasche. E accetta la sfida del tempo: è l’età a stabilire i traguardi che ognuno può porsi e a fissare i limiti alle difficoltà da affrontare.

Ma soprattutto non si nega un impagabile benessere: uscire contento dal confronto con se stesso.