Gabriele

Canè

Qualcuno potrebbe dire che adesso non è il primo dei nostri problemi. Errore. C’è chi ha tempo e voglia di litigare su antifascismo e anticomunismo, di pesare due sciagure della storia sul bilancino del farmacista. E se poi nella lite ci entrano una donna e il Pd, di questi tempi sono scintille. Così la capogruppo dem al Comune di Genova è finita in graticola per essersi astenuta su una mozione di centro destra e Italia viva che sollecitava l’istituzione di una anagrafe anticomunista, oltre a quella antifascista. Presa e degradata sul campo, nonostante avesse spiegato che si era trovata presa in mezzo senza aver avuto dal partito una indicazione chiara. Guarda caso. Sta di fatto che nell’anno di grazia 2021 e in piena rinascente pandemia, ci troviamo ancora a discutere se abbiano fatto più danni all’umanità gli uni o gli altri. O tutti e due uguali. Ricordando che in realtà esiste solo una simbolica anagrafe antifascista, che nasce dalla città martire di Stazzema, per mettere in guardia da "simboli, parole, atteggiamenti, gesti e ideologie che dovrebbero appartenere al passato". Magari! Infatti la pensano allo stesso modo anche a Hong Kong, in Cina, nella Corea del nord, dove queste cose non solo si riaffacciano, ma non sono mai andate via. Detto questo, Dio ci scampi da riaprire un dibattito che non finirà mai. E che lascia sempre sul campo qualche vittima politica. In questo caso una donna. Guarda caso del Pd.