Antonio Troise Ci fosse l’obbligo del vaccino, nessun problema. Ma, in questo caso, non ci sarebbe neanche il tema del Green pass a macchia di leopardo: in un posto è facoltativo, in un altro se non ce l’hai rischi la sanzione, in un altro ancora potresti addirittura perdere il lavoro. Un fatto è certo: se si...

Antonio

Troise

Ci fosse l’obbligo del vaccino, nessun problema. Ma, in questo caso, non ci sarebbe neanche il tema del Green pass a macchia di leopardo: in un posto è facoltativo, in un altro se non ce l’hai rischi la sanzione, in un altro ancora potresti addirittura perdere il lavoro. Un fatto è certo: se si fissa il principio che per varcare senza Green pass la soglia dell’ufficio o della fabbrica diventa obbligatorio un tampone fatto 48 ore prima, allora anche il test, come la vaccinazione, deve diventare gratuito. Se non altro per evitare discriminazioni fra settori e fissare un principio di uguaglianza fra tutti i lavoratori, indipendentemente dal fatto che siano dipendenti, autonomi o liberi professionisti, su un terreno così delicato come la salute.

È vero che chi decide di non vaccinarsi lo fa a sue spese e pericolo. Ma se il tampone diventa l’ultimo lasciapassare per chi teme l’antidoto anti-Covid, per le più svariate ragioni e senza essere necessariamente un No vax, allora anche questo strumento deve essere gratuito. E non incidere sul portafoglio dei lavoratori o dei datori di lavoro. Un peso praticamente insostenibile, sia pure "calmierato", dopo 18 mesi in cui gli italiani non hanno fatto altro che bruciare risparmi e posti di lavoro. Del resto è improbabile che il tampone a pagamento possa cancellare, con un colpo di spugna, i dubbi sui vaccini. Meglio, a questo punto, l’obbligo. O, ancora meglio, convincere gli italiani della bontà e dei risultati dell’antidoto. I cittadini sono più responsabili e consapevoli di quel che si crede.