Matteo Massi Come cantavano Le Sorelle Bandiera? Fatti più in là. Fatti più in là, Toni. Che è poi quello che, un tempo, veniva consigliato a Nanni Moretti: doveva spostarsi di lato per farci vedere i suoi film. Glielo disse un maestro del cinema come Dino Risi. Che Toni Servillo resti il migliore attore italiano...

Matteo

Massi

Come cantavano Le Sorelle Bandiera? Fatti più in là. Fatti più in là, Toni. Che è poi quello che, un tempo, veniva consigliato a Nanni Moretti: doveva spostarsi di lato per farci vedere i suoi film. Glielo disse un maestro del cinema come Dino Risi.

Che Toni Servillo resti il migliore attore italiano in circolazione non vi è dubbio. Che il suo ego sia talvolta accentuato pure: qualche giorno fa, in un’intervista, parlava del “rapporto stupendo che ho con i miei registi“. Miei? Lapsus freudiano forse.

C’è un rischio per Servillo: che finisca col diventare una caricatura di se stesso, un Bob De Niro in versione italica che con una frequenza inaudita interpreta personaggi anche di commedie improbabili. Preso come - e forse ancora di più i registi (Sorrentino in primis), anche loro non sono senza colpa - a piazzare il suo volto abile a trasformarsi, la sua maschera d’attore in ogni film. Ed è proprio quello che non vorremmo.

Da devoto (non senza spirito critico) del cinema di Sorrentino di cui Servillo, appunto, è l’attore-feticcio, ho amato alla follia “Le conseguenze dell’amore“. Nel film Servillo è Titta Di Girolamo, contabile della mafia costretto a vivere nascosto, con un approccio al personaggio tutto in sottrazione. E quando lui si siede davanti a quel bancone del bar dell’hotel, dove vive, e incrocia lo sguardo della bella barista Sofia (Olivia Magnani), le dice, contravvenendo a tutte le regole che si era imposto, quasi sussurrando: "Forse sedermi a questo bancone è la cosa più pericolosa che ho fatto in tutta la mia vita". Pura poesia della normalità.