Marco

Buticchi

Webinar è un termine assurto agli onori della cronaca con le restrizioni che ci ha portato la pandemia.

Lo si potrebbe tradurre con l’italianissimo videoconferenza ma, in un certo mondo, le anglofonie sono d’obbligo. Considerare, però, il contatto umano via etere come panacea sostitutiva del nostro disagio da isolamento è un’altra cosa. Ideare, poi, un cenone in streaming parrebbe la resa del naturale bisogno di socializzare in carne e ossa.

Ma proviamo ugualmente a immaginare, tra il susseguirsi di portate lenticchiose, i gridolini della neo fiamma dell’amico rubacuori, la ramanzina del nonno, i racconti del logorroico cugino che vi si siede sempre accanto, il battibecco tra moglie e marito e le noia immusonita dei figli che vorrebbero essere lontani dalla prigione del tavolo imbandito. Come si possono replicare tutte le sfumature di quel microcosmo festante, attraverso un susseguirsi di codici binari?

Come riprodurre i sapori, i gusti, i caldi piaceri e i freddi disagi che si alternano nei sensi della famiglia riunita? Immaginare la sostituzione digitale riaccende in noi la nostalgia di usanze che, forse perché precluse, ci appaiono come necessarie.

Sono convinto ci mancherà la tradizione interrotta e nessuna moderna anglofonia riuscirà mai a supplire lo spirito della festa e quell’insieme d’irripetibili sensazioni che, solo adesso, ci paiono come piaceri perduti della nostra vita ‘tutti insieme’.