Fernandel in una scena del. film «Il ritorno di don Camillo» uscito nel 1953 per la regia di Julien Duvivier
Fernandel in una scena del. film «Il ritorno di don Camillo» uscito nel 1953 per la regia di Julien Duvivier
di Lucetta Scaraffia Il papa dichiara che il Vaticano è da anni in ristrettezze economiche – ovviamente molto aggravate dalla pandemia che lo ha privato per molti mesi della sua entrata più consistente, quella dei musei – e fa quello che fanno tutti in questi casi: taglia gli stipendi. Lo fa per non licenziare nessuno, e comincia dai suoi dipendenti più illustri, cioè i cardinali, per poi scendere ai dipendenti di grado più basso, ai quali vengono sospese anche le promozioni...

di Lucetta Scaraffia

Il papa dichiara che il Vaticano è da anni in ristrettezze economiche – ovviamente molto aggravate dalla pandemia che lo ha privato per molti mesi della sua entrata più consistente, quella dei musei – e fa quello che fanno tutti in questi casi: taglia gli stipendi. Lo fa per non licenziare nessuno, e comincia dai suoi dipendenti più illustri, cioè i cardinali, per poi scendere ai dipendenti di grado più basso, ai quali vengono sospese anche le promozioni per anzianità.

Molti rimarranno stupiti da questa decisione, perché sono leggendarie le ricchezze da sempre attribuite al Vaticano, così come fonte di pettegolezzi è la vita molto agiata dei cardinali. In realtà la maggior parte delle sue ricchezze è composta da beni non spendibili, cioè da opere d’arte e da edifici di pregio che ormai da decenni – come nelle antiche famiglie aristocratiche – sono stati trasformati in fonte di reddito aprendoli ai visitatori. Il resto, il denaro contante, è frutto di donazioni che fino a pochi anni fa erano cospicue, ma che ora, dopo lo scandalo degli abusi e la crisi economica in atto, si sono seriamente assottigliate.

E la Santa Sede, come tutte le grandi istituzioni, ha bisogno di molto denaro per reggere l’apparato burocratico e per il mantenimento di sedi di grande prestigio. In un tempo ormai lontano esisteva un sistema di tassazione, la decima, che portava un costante flusso di denaro all’istituzione. Oggi sarebbe improponibile, e rimangono solo le donazioni spontanee – offerte solamente se finalizzate a opere di bene, non a pagare stipendi o a ristrutturare palazzi – oppure gli investimenti, vere e proprie iniziative finanziarie. Tutte cose difficili da accettare per i fedeli che hanno in mente le parole evangeliche di Gesù, che non ha neppure dove posare il capo, e sospettano pure che gli amministratori di questi beni non siano proprio tutti onesti… Lo scarno provvedimento di oggi, pur non parlando di cifre, mette poi in chiaro che anche in Vaticano i servitori del papa, e quindi di Cristo, sono divisi in classi dai redditi molto diversi e soprattutto dai privilegi molto differenti. Anche fra gli ecclesiastici ci sono quelli di serie A – cardinali e vescovi, che spesso hanno come alloggi gratuiti ampie dimore – e i molti preti sparsi nel mondo, che cercano di sopravvivere con poco. Per non parlare dei missionari, che vivono spesso condividendo la povertà dei loro fedeli.