Maurizio Lupi alla Camera (Olycom)
Maurizio Lupi alla Camera (Olycom)

Firenze, 18 marzo 2015 - Emergono particolari imbarazzanti sul ministro Maurizio Lupi e il suo entourage, dalle carte della maxi inchiesta sulle tangenti per le Grandi Opere che ha portato all'arresto di quattro persone e a una cinquantina di avvisi di garanzia. 

I LAVORI PER IL FIGLIO DI LUPI - Il ministro Lupi, scrivono i pm, ha chiesto a Ercole Incalza di ricevere il figlio Luca, "all'evidente fine di reperire una soluzione lavorativa in favore di quest'ultimo". Incalza immediatamente si rivolge al Perotti, "il quale subito si attiva", informando di ciò Francesco Cavallo; quest'ultimo, lo stesso giorno 8 gennaio, contatta Luca Lupi per "organizzare un pò di cose". Pochi istanti dopo Perotti contatta Luca Lupi. "Emerge, inoltre - scrivono i pm -, che, in un primo momento, lo stesso Cavallo si attiva presso l'imprenditore Claudio Eccher, con il quale lo stesso ministro Lupi è in rapporti confidenziali. Successivamente, Stefano Perotti si rivolge al proprio cognato Giorgio Mor, tramite il quale fa stipulare a Luca Lupi un contratto di collaborazione - nell'ambito dei lavori oggetto della gara per la realizzazione della nuova sede Eni a San Donato Milanese - il cui onere economico è di 2000 euro mensili + Iva".

LE CENE DI PEROTTI, CAVALLO, LUPI E LA MOGLIE - "Il ministro Lupi e la moglie - continuano i pm - sono stati ospiti dei coniugi Perotti per il fine settimana, nel settembre 2013 e nel dicembre 2013; si badi che, con riguardo al secondo incontro in Firenze, allo stesso ha preso parte anche Francesco Cavallo". "E' proprio lo stretto rapporto che Perotti ha intessuto con Cavallo, che ha consentito allo stesso Perotti di stabilire un contatto costante con il ministro".

REGALI DI NATALE, ABITI SARTORIALI, OROLOGI E BORSE - Dalle intercettazioni emergono "contatti e incontri, anche conviviali, nonché l'organizzazione di una cena volta a reperire 'fondì nell'interesse del ministro, la fornitura di abiti sartoriali in favore del ministro Lupi, di suo figlio Luca e dei suoi segretari e l'acquisto di regali natalizi in favore dello stesso ministro e del suo entourage". Lo scrivono i pm di Firenze parlando di Francesco Cavallo, indicato da Giulio Burchi come 'l'uomo di Lupi'. "Il sarto Barbato Vincenzo - viene spiegato - confeziona vestiti, al prezzo di 700 euro circa l'uno, per il ministro Lupi e i componenti della sua segreteria Nicola Bonaduce, Emmanuele Forlani e Marco Lezzi". «Il 20.12.2013, Cavallo comunica a Gaetano Altieri della 'Csf Costruzioni e Servizi s.r.l.' che a 'Bonaduca' (segreteria del ministro Lupi) ci pensa lui, riferendosi con ogni evidenza a un regalo natalizio" e "da conversazioni successive emerge, con ogni verosimiglianza, che il regalo acquistato per Bonaduce ha un valore di circa 7/8 mila euro". Si parla poi di un bonifico di 1.840 euro fatto da una società legata a Cavallo dopo che Cavallo ha acquistato "orologi di rilevante valore economico presso la gioielleria Verga, in Liano, via Dogana n. 3" e di "un ordine di dolciumi per un importo di 962 euro presso l'esercizio commerciale di Grossi Alfredo (Milano, Corso Magenta)». «Il 13.12.2013 - conclude - Cavallo ordina alcune borse presso il negozio Valextra di Milano, via Manzoni, per un importo complessivo di 1680 euro". Nicola Bonaduce ha però dichiarato: "Nessun regalo-orologio od altro, di 7/8000 euro o comunque di apprezzabile valore mi è stato mai fatto dal signor Cavallo, nè nel Natale 2013 nè in altre circostanza".

IL BIGLIETTO AEREO ALLA MOGLIE DI LUPI - In occasione di una convention di Ncd organizzata a Bari da Maurizio Lupi, Francesco Cavallo "si attiva per procurare un biglietto aereo (tratta Milano-Bari) alla moglie del Ministro Lupi, Emanuela Dalmiglio" è scritto ancora negli atti dell'indagine fiorentina sui grandi appalti. "Il prezzo di questo biglietto è di 447,03 euro - viene spiegato - la ricevuta del pagamento risulta intestata al Cavallo, cui viene trasmessa via mail dall'indirizzo di posta elettronica di Pietroletti Gabriella della coop. La Cascina (non è dato sapere se tale spesa sia stata rimborsata)". 

MONSIGNORE SI ATTIVÒ PER TROVARE VOTI A LUPI - L'ex delegato pontificio per la Basilica del Santo a Padova, monsignor Francesco Gioia, si attivò al fine di reperire voti per le europee in favore di Maurizio Lupi. Negli atti viene riportata una serie di conversazioni tra il prelato e due degli arrestati, Francesco Cavallo e Stefano Perotti. Il 2 maggio 2014 Gioia, parlando con Cavallo, "si esprime nel seguente modo: 'mi dovete far sapere chi porta il capo per le europee, perché io non so nulla ancora. No ma è urgente che ce lo diciate perché, se devo poi avviarmi per alcuni istituti religiosi del mio entourage, no?, per segnalare". Cavallo, aggiungono i pm, "si riserva di far giungere al suo interlocutore le indicazioni richieste". Monsignor Gioia è citato nelle carte anche per una "richiesta insistentemente avanzata a Stefano Perotti, Francesco Cavallo e Ercole Incalza, tesa ad ottenere un intervento degli stessi per reperire, in favore del proprio nipote, un incarico lavorativo 'a tempo indeterminato' ed in un preciso ambito territoriale" e per aver sponsorizzato un imprenditore, Luca Navarra, della Italiana Costruzioni, che ottiene un appalto per la costruzione del Palazzo Italia a Expo. 

INTERVENTI SU LUPI PER DIREZIONE LAVORI A3 - L'ex presidente di Italferr Giulio Burchi e l'imprenditore Stefano Perotti, sfruttando le relazioni esistenti tra lo stesso Perotti, l'imprenditore Francesco Cavallo e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi, si erano fatti dare "indebitamente" l'incarico di direzione dei lavori per l'ammodernamento di un tratto della A3 Salerno-Reggio Calabria. L'incarico, scrivono i pm, era "il prezzo della mediazione illecita verso il ministro". In particolare, Burchi e Perotti si erano mossi per ottenere la disponibilità del consorzio Italsarc - al quale l'Anas aveva affidato i lavori - all'affidamento dell'incarico e Burchi si era attivato con l'Anas "affinché non ponesse ostacoli". Perotti, poi, di fronte alla prospettiva di difficoltà da parte dell'Anas ad approvare il progetto esecutivo - che prevedeva un incremento del costo dell'opera da 424.512.000 fino a 600 milioni di euro - "interveniva, con la collaborazione di Cavallo, sul ministro Lupi". L'11 giugno 2014 l'Anas dava il via libera ai lavori per un investimento di 600 milioni di euro e a settembre dello stesso anno Perotti riceveva l'incarico di direzione dei lavori. 

PRESSING PER L'AUTOSTRADA CISPADANA - La preoccupazione per l'assenza dell'autostrada regionale 'Cispadana' nel decreto Sblocca Italia è al centro di una serie di conversazioni telefoniche le cui intercettazioni sono agli atti dell'inchiesta tra l'ex assessore emiliano ai trasporti Alfredo Peri e Ettore Incalza, rispettivamente indagato e arrestato nell'ambito dell'inchiesta. È lo stesso allora assessore Peri che il 25 luglio scorso segnala a Incalza l'assenza dell'opera con un sms. La Cispadana, dice Incalza, "non c'è, lo mettiamo nella legge di Stabilità". Una notizia che Peri si fa ulteriormente confermare anche perchè, spiega al suo interlocutore, "io stasera alle sei vedo Lupi". 

TAV, COSTI DOPPI E PRESTAZIONI SCADENTI - Per l'attività di progettazione del nodo Tav di Firenze fu chiesto a Rfi un importo di 42,7 milioni quando ne sarebbero bastati la metà, secondo i passaggi di incarico tra una società e l'altra e alla fine sono state anche fornite "prestazioni scadenti ed inadeguate". È quanto scrivono i pm di Firenze. E l'imprenditore Stefano Perotti, quando rischia di perdere il lavoro a causa della negligenza con la quale è stata condotta la direzione, dice pure: "Questo non è corretto". I pm sottolineano che mentre Nodavia prese l'appalto per quella cifra (42,7 mln) poi affidò l'incarico alla Dilan di Stefano Perotti per 21,7 milioni "così concordando che solo la metà dell'importo che Rfi si era obbligata a versare fosse destinato a remunerare i servizi di direzione lavori, destinando la residua somma al pagamento di prestazioni e servizi non dovuti, occulti o illeciti". Dalle intercettazioni risulta che fu riferito a Perotti come Rfi avesse espresso "giudizi molto pesanti". 

SPUNTA IL NOME DI SPOSETTI (PD) - Spunta il nome del senatore Pd Ugo Sposetti nelle carte dell'inchiesta. Parlando di Giulio Burchi, indagato, la Procura scrive che "è molto vicino al senatore Sposetti, per il quale si attiva in più occasioni al fine di reperire incarichi in favore di persone indicategli dallo stesso Sposetti" tanto che in una conversazione tra i due Burchi dice "non faccio altro che l'ufficio di collocamento". "Analoga attività - si legge ancora negli atti della Procura di Firenze - viene svolta da Burchi su richiesta del vice-ministro alle Infrastrutture, Nencini Riccardo, il quale si interfaccia con il Burchi tramite l'ex parlamentare Del Bue Mauro". In sostanza, spiega la Procura, Burchi chiede a Del Bue di procurargli un appuntamento con Nencini e immediatamente dopo Del Bue chiede a Burchi "tu potresti dargli qualche contributo di questo tipo anche a Nencini...ci sono delle nomine da fare in giro...ci interessa sistemare due o tre persone in qualche ente...". 

PEROTTI CERCÒ LAVORO A AMICI INCALZA - Oltre che per il figlio del ministro Maurizio Lupi, "Perotti si è attivato per procurare assunzioni lavorative in favore di persone indicategli dall'Incalza" scrivono ancora i pm. Ilfatto emerge da alcune intercettazioni.