13 apr 2022

L’uomo con 32 chip sotto la pelle "Per pagare striscio la mano"

Gli arti come bancomat, ma usati anche per aprire il garage. Lo strano caso dell’olandese Patrick Peuman. I congegni pesano meno di un grammo. "Non ha prezzo la reazione di chi sta alle casse"

giovanni rossi
Cronaca

di Giovanni Rossi Carta o bancomat? Ogni volta che si presenta alla cassa di un esercizio commerciale, Patrick Peuman, 37 anni, addetto alla sicurezza olandese, si gode lo spettacolo e mentalmente sghignazza. Le reazioni del cassiere di turno "non hanno prezzo", ammette da autentica carogna digitale. Mentre i comuni mortali appoggiano carta o telefonino sul contactless o, peggio, sono costretti a digitare preistorici pin, lui salda il conto avvicinando la mano al dispositivo. Merito di uno dei 32 chip sottocutanei che si è fatto innestare negli anni per diventare il primo correntista bionico sulla faccia della Terra (e parecchio altro). La tecnologia contactless Peuman ce l’ha addosso. E pazienza se, guardando con riprovazione la ricevuta in carta chimica ciondolante dal Pos, a volte è costretto a spiegare che non c’è trucco e non c’è truffa ma solo tecnologia. Per un "biohacker" – come narcisisticamente si definisce – deve essere appagante deliziare la platea retrograda, dove magari si annidano nostalgici sfogliatori di banconote, con l’interazione istantanea tra uomo e silicio. Peuman nel suo corpo ha impiantato un chip per ogni esigenza personale. Tipo: "Aprire la porta del garage o pagare la corsa in bus". Ma 32 chip sono tanti. E il protagonista non svela l’intera gamma delle funzioni. Si limita a declamare: "La tecnologia continua a evolversi, quindi continuo a collezionarne di più. Non vorrei vivere senza di loro", afferma con l’enfasi del collezionista di gioielli. E nell’autoritratto per la Bbc aggiunge di non avere preoccupazioni né per la sicurezza né per la privacy. Tantomeno per la salute. Ogni singola piastrina è grande poco più di un chicco di riso e l’installazione sottocutanea dà il fastidio di un pizzico. L’anglopolacca Walletmor, tra le prime aziende a offrire al grande pubblico il brivido dell’installazione, realizza chip sottocutanei ad uso umano che non arrivano al ...

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