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23 mag 2022

Lunga vita ai telefoni e ai tablet La parola d’ordine ora è riparare

In arrivo le regole Ue per ridurre spreco e inquinamento. Ma l’incognita è l’accessibilità dei pezzi di ricambio

23 mag 2022
lorenzo
Cronaca

di Lorenzo Guadagnucci Rifiuti elettrici ed elettronici (i cosiddetti Raee): 53,6 milioni di tonnellate all’anno (dato 2019), con previsione di un ulteriore aumento del 50% entro la fine del decennio; capacità di riciclo su scala globale: 20% scarso. Litio, rame, nichel, cobalto e in generale “terre rare”: sotto pressione e oggetto di infinite liti, competizioni e anche guerre, per non parlare della loro carica inquinante. Obsolescenza programmata: tecnica di produzione e consumo compulsivo ormai incompatibile con una decente gestione della risorse disponibili sul pianeta. Potremmo continuare con le definizioni, parlando per esempio di batterie e di marketing, di smaltimento dei rifiuti e tutela ambientale, ma quel che conta è che dopo decenni di deregulation e crescita smisurata (nel senso di grande ma anche priva di senso della misura) delle produzioni, anche l’elettronica di consumo si prepara a entrare nell’avventuroso e misterioso mondo che ruota attorno a parole chiave finora sconosciute: limite, durabilità, riparazione. Sì, riparazione, perché gli oggetti tecnologici meno riparati (e meno riparabili) del nostro tempo, ossia smartphone e tablet, stanno entrando in una logica che per anni le case produttrici hanno rifiutato, giocando tutte le loro carte sul tavolo del massimo consumo e della breve durata. Apple, Google, Samsung e via via tutti i maggiori produttori hanno avviato o almeno annunciato la riparabilità dei propri prodotti, non solo nei loro costosi laboratori, ma anche a opera di tecnici esterni e degli stessi utenti. Una rivoluzione, ancora da mettere in pratica ma ormai ineludibile: la pressione si è fatta troppo forte e policentrica e non era più possibile fare finta di niente e proseguire col business as usual. Le aziende hanno quindi giocato d’anticipo; seguiranno leggi ad hoc: l’Unione europea sta preparando la sua e negli Usa è in elaborazione un “Repair Act”. La Francia già impone, dal 1° gennaio 2021, di specificare ...

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