Beppe Grillo, 72 anni, ha fondato il M5s con. Gianroberto Casaleggio nel 2009
Beppe Grillo, 72 anni, ha fondato il M5s con. Gianroberto Casaleggio nel 2009
Qualcuno lo ha fermato. Dopo la conferenza stampa di Giuseppe Conte, Beppe Grillo era pronto a registrare un video, sulla falsa riga di quello messo in rete sul caso del figlio Ciro e della presunta violenza sessuale, per dire all’ex premier, sostenuto per due governi dal M5s, quello che pensava esattamente di lui e del suo modo di vedere la differenza tra "padre padrone" e "genitore generoso" e non solo su questo. Insomma, non sarebbe stato affatto un messaggio di pace, bensì una rottura definitiva. Per sempre. Raccontano che Beppe Grillo, umiliato dall’essere stato descritto in conferenza stampa come una cariatide da relegare "sul carrello dei bolliti", si sia sfogato con un amico ed abbia parlato di Conte come di un "arrogante", di una persona...

Qualcuno lo ha fermato. Dopo la conferenza stampa di Giuseppe Conte, Beppe Grillo era pronto a registrare un video, sulla falsa riga di quello messo in rete sul caso del figlio Ciro e della presunta violenza sessuale, per dire all’ex premier, sostenuto per due governi dal M5s, quello che pensava esattamente di lui e del suo modo di vedere la differenza tra "padre padrone" e "genitore generoso" e non solo su questo. Insomma, non sarebbe stato affatto un messaggio di pace, bensì una rottura definitiva. Per sempre. Raccontano che Beppe Grillo, umiliato dall’essere stato descritto in conferenza stampa come una cariatide da relegare "sul carrello dei bolliti", si sia sfogato con un amico ed abbia parlato di Conte come di un "arrogante", di una persona "non duttile", qualità che non gli avrebbe fatto perdere il governo, se solo l’avesse avuta, evitando quella "brutta figura" di cercare " i responsabili al Senato". E, infine: "Come posso parlare con qualcuno che vuole dettarmi delle condizioni?".

Insomma, ieri sera Grillo era infuriato, stava per mandare Conte a "vaffa" definitivamente. Con i suoi modi, con la sua consueta forza comunicativa. Ma qualcuno lo ha fermato. "Nessuno può permettersi una scissione – raccontavano ieri a tarda sera alcuni tra i mediatori stellati, ormai stremati dalla lunga ’pugna’ – abbiamo già mandato a Beppe una versione diversa della parte dello statuto che lo riguarda per cercare di farlo ragionare. La rottura non conviene a nessuno, dobbiamo lavorare ancora molto".

A fare capire che la situazione stava precipitando, ma che è stata recuperata in calcio d’angolo (non si sa per quanto) sono stati prima Luigi Di Maio, poi il presidente della Camera, Roberto Fico.

Il primo, avvertito dell’imminente pericolo, ha inviato subito una nota cercando di buttare acqua sul fuoco: "Confido nell’intesa – ha commentato il ministro degli Esteri – il Movimento è pronto ad evolversi. Stiamo remando tutti nella stessa direzione, coraggio, dialogo e confronto sono fondamentali, siamo una forza matura, dotata di buon senso, visione e concretezza". Subito dopo, quasi a voler supportare la tesi della "trattativa ancora in corso", anche Fico ha fatto il pompiere: "Giornata complicata? Ce ne sono tante, è una giornata faticosa", ha commentato. "La casa la rifanno tutti gli iscritti e i partecipanti del M5s – ha proseguito – in questo momento si stanno confrontando Grillo e Conte sullo statuto. Troveremo la soluzione migliore, siamo abituati agli scossoni, abbiamo cambiato mille volti, verranno superati".

Il presidente della Camera, ben consapevole della partita in gioco e del costo che sarà pagato soprattutto da Grillo se accetterà di rendere la sua creatura politica un partito strutturato, ben diverso da quello da lui immaginato insieme a Casaleggio, ha voluto rendere un suo personale omaggio al fondatore, di cui resta uno dei testimoni più diretti (Fico ha formato il primo meet up nel 2005, ndr). "Beppe – ha detto Fico, in diretta su la 7 – ha sudato sette camicie girando l’Italia centimetro per centimetro e Giuseppe Conte ha fatto due volte il premier e credo che lo abbia fatto molto bene, è amato da tanti italiani per la gestione ottima nella fase difficilissima della pandemia; noi tutte le risorse le mettiamo a fattor comune per fare una grande sintesi e poter andare avanti". E con la dizione “mettere a fattor comune“, Fico ha voluto intendere "le miglior risorse del movimento, non vedo un ultimatum, non esistono, esiste un lavoro che si sta facendo, un dibattito pubblico, ne abbiamo vissute tante". Ma questa è diversa. Perché, ammette lui stesso, è venuto il momento di mettere il M5s "a sistema, è da tre anni che governa, è una storia davvero importante e le storie importanti che vanno veloci diventano complesse".

Elena G. Polidori