Luigi Pelazza
Luigi Pelazza

Milano, 1 febbraio 2021 -  Luigi Pelazza, inviato de 'Le Iene', è stato condannato dal Tribulale di Milano a 2 mesi di carcere (convertiti su richiesta dell'imputato alla pena pecuniaria di 15mila euro e sospesa) per  violenza privata ai danni della giornalista Guia Soncini, che si era costituita parte civile, difesa dall'avvocato Davide Steccanella. Assolto invece "per non aver commesso il fatto" l'altro imputato, il cameraman Osvaldo Camillo Verdi, perché dal processo non è emersa la certezza che fosse presente quel giorno. Il pm Francesco Cajani aveva chiesto 9 mesi di carcere. 'avvocato di Guia Soncini rimarca: "E' una sentenza importante perché ha stabilito che non sempre il 'metodo Iene' è scusato dal pure legittimo diritto di cronaca. In questo caso si era trattato di un vero e proprio agguato nel cortile interno di un palazzo privato, impedendo alla mia cliente di fare rientro in casa propria fino all'arrivo delle forze dell'ordine per confezionare un servizio a effetto". 

La storia risale al 2015

La condanna si riferisce a un fatto avvenuto sei anni fa. Era il settembre 2015 quando l'uomo, fingendosi un corriere, entrò nel cortile interno di un palazzo privato per fare l'intervista, insistendo a tale punto che la donna chiamò le forze dell'ordine per poter rientrare a casa. Un'insistenza che i giudici hanno condannato anche riconoscendo una provvisionale di 2mila euro alla parte civile.  

Pelazza: ricorrerò in appello

"Accettiamo questa sentenza ma è ovvio che riteniamo di non aver sbagliato, quindi ricorreremo in Appello e in Cassazione. Questo è sicuro, perché non è nostra abitudine usare violenza nei confronti delle persone, e soprattutto delle donne. Ma ti pare che noi andiamo a usare violenza, ingiuriare, molestare? Assolutamente no", dichiara Pelazza.

"All'inizio il pm aveva chiesto nove mesi e 20mila euro di provvisionale, che poi sono stati sensibilmente ridotti a due mesi, convertiti 15mila euro di multa, e 2mila euro a lei", spiega ancora l'inviato. Ed ecco la sua ricostruzione dell'episodio: "Quando sono stato interrogato, non mi accusavano di aver dato informazioni sbagliate, diffamatorie, o simili. Tutto era incentrato sull'atteggiamento che io avrei avuto nei confronti della Soncini".

La ricostruzione della Procura

Stando a quanto riportato nel capo d'imputazione, Pelazza e Verri il 19 settembre 2015 "dopo essersi introdotti indebitamente", fingendosi dei corrieri, nello stabile della donna, "con violenza esercitata in modo idoneo a privare coattivamente della libertà di determinazione e di azione della parte offesa, le impedivano di accedere alla palazzina e con analoga violenza le impedivano di fare rientro nella propria abitazione, costringendola a tollerare la loro presenza con una serie insistente di domande alle quali la parte offesa dichiarava da subito di non voler rispondere". 
 Sempre stando alla ricostruzione della Procura accolta dal giudice Maria Angela Vita, Pelazza avrebbe cercato di intervistare Soncini in relazione a un'inchiesta in cui era coinvolta, da cui poi era risultata assolta, nonostante lei fosse "in evidente stato di timore" e, dopo avere detto più volte di non voler rispondere, aveva poi chiamato le forze dell'ordine. 

 

La versione dell'inviato delle Iene

Pelazza spiega: "Fermo restando che noi nel nostro programma siamo abituati ad andare a fondo alle cose, quel giorno è successo questo: noi l'abbiamo aspettata all'ingresso del suo cortile. Lei ci ha riconosciuti, ha tentato di entrare nell'androne, e in effetti riguardando il filmato io, cercando di avvicinare il microfono, mi sono messo in mezzo fra lei e lo stipite della porta. Quindi è possibile che io le abbia impedito per un secondo di chiudere. Un secondo uno", dice l'inviato de 'Le Iene'.

E il racconto continua: "Poi lei è entrata in ascensore, ma si è seduta lì a parlare con noi e abbiamo parlato. E siamo andati via". Secondo la Iena "il giudice ha ritenuto che questo tipo di atteggiamento non è consono, perché poteva essere non violento, ma infastidente".

E ancora: "Sottolineo che lei ha chiamato la polizia davanti a noi, dicendo 'ci sono delle persone che mi stanno importunando ma non so chi siano'. Ma come non sai chi siano!", aggiunge l'inviato.  E alla domanda se questa condanna lo scoraggi, Pelazza risponde immediato: "Scoraggiarmi? Assolutamente no. Noi non vogliamo dar fastidio. Cerchiamo di arrivare a scoprire qualcosa di più, poi capitano anche questi episodi. Se lei si fosse fermata, avesse risposto alla domanda, la cosa sarebbe finita lì. Andrò avanti, certo però che è una lezione. Ovvio che la prossima volta manterremo di più la distanza sociale", sorride l'inviato.