Luana D'Orazio
Luana D'Orazio
La borsa di pelle nera, con una bottiglietta d’acqua all’interno e la felpa che spunta fuori, è appoggiata in un angolo della fabbrica. Un carabiniere in divisa la recupera per consegnarla, quando sarà il momento, ai genitori. A lui spetterà il compito di avvertire la famiglia di Luana D’Orazio, operaia di 22 anni, che la loro figlia è morta in fabbrica, stritolata dal macchinario, un orditoio, con il quale lavorava ogni giorno, da due anni a questa parte. Avrebbe compiuto 23 anni a giugno Luana, originaria di Agliana (Pistoia). E 23 anni aveva Sabri Jaballah, operaio tessile stritolato a febbraio da una macchina apriballe in una azienda tessile di Montale, a pochi chilometri da qui. Siamo a Oste, periferia industriale di Montemurlo, provincia di Prato, cuore di uno dei distretti tessili più...

La borsa di pelle nera, con una bottiglietta d’acqua all’interno e la felpa che spunta fuori, è appoggiata in un angolo della fabbrica. Un carabiniere in divisa la recupera per consegnarla, quando sarà il momento, ai genitori. A lui spetterà il compito di avvertire la famiglia di Luana D’Orazio, operaia di 22 anni, che la loro figlia è morta in fabbrica, stritolata dal macchinario, un orditoio, con il quale lavorava ogni giorno, da due anni a questa parte. Avrebbe compiuto 23 anni a giugno Luana, originaria di Agliana (Pistoia).

E 23 anni aveva Sabri Jaballah, operaio tessile stritolato a febbraio da una macchina apriballe in una azienda tessile di Montale, a pochi chilometri da qui. Siamo a Oste, periferia industriale di Montemurlo, provincia di Prato, cuore di uno dei distretti tessili più importanti d’Italia, dove si muore di lavoro, così come in fabbrica si moriva 50 anni fa, 100 anni fa, quando la sicurezza era un concetto inesistente. Di fronte a storie così, poco sembra cambiato. L’ultima tragedia ieri mattina intorno alle 10 all’interno dell’Orditura Luana, dove la vittima e la titolare – portata a casa dopo un malore – si chiamano con lo stesso nome.

Occhi grandi e neri, capelli lunghi e lisci, bella e solare, tanto da essere stata scelta come comparsa nell’ultimo film di Leonardo Pieraccioni: questa era Luana D’Orazio. Non un grido, mentre finiva stritolata dagli enormi rulli dell’orditoio. E nessuno che si sia accorto di quanto stava avvenendo. Lo sconcerto è tanto. Appena 22 anni, un figlio di 5 e un futuro tutto da costruire.

Luana è morta sul lavoro in una mattina di primavera, a due giorni di distanza dalla festa del Primo Maggio, all’interno di un capannone industriale dove si produce filato per tessere tele. Come sia accaduta la tragedia dovranno stabilirlo gli ispettori dell’Asl, ma intanto resta lo sconcerto per un incidente che richiama il lavoro del secolo scorso, quando non c’erano sicurezze, né formazione per i dipendenti, né tecnologie in grado di fermare una pressa in movimento. Oggi non dovrebbe più essere così. E invece il potente rullo dell’orditoio ha continuato inesorabile la sua corsa lenta, schiacciando il corpo gracile dell’operaia. Il collega che stava lavorando al fianco di Luana non si è accorto di niente.

Ha raccontato di non aver udito né urla né richieste di aiuto. Ha capito cos’era successo solo quando si è voltato e si è trovato davanti a una scena straziante. Immediato l’allarme e la corsa per spegnere l’interruttore che muove la pressa, ma a nulla sono valsi i tentativi di rianimarla. Le operazioni per rimuovere il cadavere sono state lunghe e complesse e i vigili del fuoco hanno impiegato diverse ore per estrarlo dal macchinario.

"Un’altra vittima innocente che pesa sulla coscienza di chi non fa rispettare le norme sulla sicurezza sul lavoro. Ora basta", ha scritto su Twitter il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra. "Nel 2021 non si può morire così sul posto di lavoro. È un dramma che ci deve inquietare. Non voglio fare processi a nessuno ma qualcuno dovrà prendersi la responsabilità di questa tragedia", ha aggiunto nel pomeriggio il vescovo di Pistoia, Fausto Tardelli. Le più recenti stime sugli infortuni sono agghiaccianti: in Italia per l’Anmil, l’Associazione nazionale lavoratori mutilati e invalidi, più di una persona al giorno muore per lavoro. Ancora oggi si muore ogni giorno, nonostante gli appelli arrivati da più parti e ripetuti anche solo tre giorni fa in occasione della festa del Primo Maggio.

Una strage silenziosa, come nel caso di Luana, stritolata in un capannone anonimo del distretto industriale pratese, dove per il settore tessile-moda lavorano quasi ventimila addetti. Rimangono le foto, i ricordi di quel sorriso smagliante e bellissimo, di quegli abbracci che ora non potrà più donare a chi le voleva bene. Rimane la tragedia di un bambino di appena cinque anni rimasto senza quella mamma che amava così tanto la vita da essere sorridente, di un sorriso smagliante, in tutte le sue foto, nemmeno una esclusa.