Luana D’Orazio morta lo scorso 3 maggio a 22 anni
Luana D’Orazio morta lo scorso 3 maggio a 22 anni
di Sara Bessi È stata una manomissione al quadro elettrico a consentire il funzionamento dell’orditoio che ha ucciso Luana D’Orazio senza che la saracinesca di protezione si abbassasse, come invece richiesto dalle misure di sicurezza che regolano il lavoro tessile. Lo dicono le prime indiscrezioni sulla perizia, ancora in fase di ultimazione, ordinata dalla Procura di Prato, che indaga sulla morte in fabbrica della giovane operaia di 22 anni, stritolata dall’orditoio a cui stava lavorando lo scorso 3 maggio. Il sospetto che quel macchinario fosse stato manomesso, probabilmente per accelerare il ritmo di produzione, c’era fin dall’inizio. E adesso l’ipotesi sembra trovare conferma nei riscontri messi nero su bianco...

di Sara Bessi

È stata una manomissione al quadro elettrico a consentire il funzionamento dell’orditoio che ha ucciso Luana D’Orazio senza che la saracinesca di protezione si abbassasse, come invece richiesto dalle misure di sicurezza che regolano il lavoro tessile. Lo dicono le prime indiscrezioni sulla perizia, ancora in fase di ultimazione, ordinata dalla Procura di Prato, che indaga sulla morte in fabbrica della giovane operaia di 22 anni, stritolata dall’orditoio a cui stava lavorando lo scorso 3 maggio. Il sospetto che quel macchinario fosse stato manomesso, probabilmente per accelerare il ritmo di produzione, c’era fin dall’inizio.

E adesso l’ipotesi sembra trovare conferma nei riscontri messi nero su bianco dall’ingegner Carlo Gini, il perito incaricato dai magistrati di fomulare una relazione esaustiva sullo stato dell’orditoio e sulle possibili cause dell’incidente. Indiscrezioni che parlano di modifiche al circuito elettrico del macchinario, che avrebbero impedito alla saracinesca protettiva di abbassarsi al momento dell’avvio della fase produttiva. Che la saracinesca fosse alzata al momento della tragedia è una certezza, visto che la ventiduenne apprendista è stata risucchiata e stritolata dai rulli dell’orditoio. Il dubbio è semmai sui motivi di quel malfunzionamento: guasto meccanico o modifica volontaria apportata al macchinario? La seconda ipotesi è, a questo punto, quella che sembra ormai certa. E che rafforza le ipotesi di reato contestate ai tre indagati: l’omicidio colposo e la rimozione o omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. I tre indagati sono la titolare dell’orditura di Oste, Luana Coppini, il marito della donna, Daniele Faggi, coinsiderato dalla Procura l’amministratore di fatto dell’azienda, e il tecnico manutentore Mario Cusimano.

Meno certezze rispetto a quelle previste, invece, arriveranno dall’analisi della scatola nera dell’orditoio di marca "Karl Mayer", inviata dagli investigatori alla casa madre tedesca per decrittare i codici in essa contenuti. Sembra infatti che la ditta produttrice si sia espressa negativamente riguardo alla possibilità di trarre informazioni preziose dalla memoria del macchinario. Una’analisi da cui la Procura spera di ottenere notizie più precise sulla fase di lavorazione in cui si trovava il macchinario al momento dell’incidente e sulla velocità a cui in quel momento stavano girando i rulli dell’orditoio. Speranze appunto destinate a svanire, se saranno confermate le notizie che trapelano da fonti investigative, secondo cui quelle informazioni difficilmente potranno finire nella perizia che il consulente della Procura dovrà consegnare entro l’11 luglio. Tutte indiscrezioni che arrivano a pochi giorni dall’interrogatorio a cui è stata sottoposta la titolare dell’orditura, mentre il marito della donna ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere. Di fronte ai magistrati, Luana Coppini ha risposto a tutte le domande che le sono state rivolte, mostrando - in alcuni passaggi del confronto - anche momenti di profonda emozione. L’imprenditrice, oltre ad avere confermato il clima di collaborazione che regnava all’interno dell’orditura, avrebbe detto di non avere mai saputo che Luana venisse lasciata da sola ai macchinari, fatto di cui la ventiduenne – assunta con un semplice contratto da apprendista – si lamentava in un messaggio vocale inviato al fidanzato pochi giorni prima di morire. Prima della titolare, il 28 maggio era stato ascoltato il manutentore dell’orditoio, che ai pm ha ribadito di essere soltanto un addetto alla riparazione e di non essersi mai occupato dei dispositivi di sicurezza del macchinario.