"Luana lasciata sola al macchinario dell’orditura? Sì, poteva succedere. A volte confessava di essere molto stanca per il tanto lavoro. Mi aveva anche detto di aver fatto presente in azienda che non doveva essere sola". Ora che, superato lo choc del momento, i ricordi iniziano a riemergere, anche la mamma di Luana D’Orazio rievoca alcuni sfoghi della figlia, che riletti oggi possono avere un significato importante.

"A volte diceva che con lei c’era qualcuno, ma altre volte no. La macchina comunque la conosceva bene", aggiunge Emma Marrazzo. Che proprio ieri ha avuto un rapido confronto con i consulenti legali che la stanno assistendo nell’ambito dell’indagine relativa alla morte sul lavoro della figlia, 22 anni, rimasta schiacciata dai rulli dell’orditoio lo scorso 3 maggio, in una fabbrica di Oste, provincia di Prato. Un confronto utile a fare il punto sui messaggi audio che pochi giorni prima di morire Luana aveva inviato al fidanzato nei quali la giovane si sarebbe lamentata del fatto che l’orditoio fosse "mezzo tronco". Messaggi la cui esistenza è stata resa nota dai consulenti della famiglia D’Orazio, ma che devono essere consegnati alla procura.

l. b.