Donne afghane
Donne afghane
Il medioevo afghano avanza verso Kabul e nel mirino dei talebani ci sono ancora le donne. Considerate come cose, invece di esseri umani, e come tali potenziale parte del bottino di guerra dell’orda talebana. Quelle nubili che vivono fuori dalla famiglia sono a rischio, quelle che si sono distinte per attività sociali o politiche, sono nel mirino. Per le altre solo un futuro: stare a casa, sotto la vigilanza di un ’mahrams’, un...

Il medioevo afghano avanza verso Kabul e nel mirino dei talebani ci sono ancora le donne. Considerate come cose, invece di esseri umani, e come tali potenziale parte del bottino di guerra dell’orda talebana. Quelle nubili che vivono fuori dalla famiglia sono a rischio, quelle che si sono distinte per attività sociali o politiche, sono nel mirino. Per le altre solo un futuro: stare a casa, sotto la vigilanza di un ’mahrams’, un guardiano maschio – padre, marito, fratello – solo in compagnia del quale potranno uscire, indossando il burqa. "Sono anni che difendo i diritti delle donne – dice Mariam Atahi, nota attivista di Kabul – tutti mi conoscono. Quando i talebani arriveranno nella capitale, ormai è solo questione di tempo, mi daranno la caccia per uccidermi".

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La paura dilaga. "Siamo come uccelli che hanno faticosamente costruito un nido – osserva Zarmina Kakar, 26 anni, attivista e dirigente di uno dei tanti partiti afghani – e ora vediamo qualcuno che sta per distruggerlo. Se arriveranno i talebani per le donne torneranno i tempi oscuri dai quali stavamo faticosamente uscendo". Tremano tutte le donne che lavorano. Raccontano che a Kandahar uno dei primi atti dell’amministrazione talebana insediatasi in città è stato cacciare le donne che lavoravano nella sede locale dell’Azizi bank.

Le prossime, sta già succedendo in alcuni distretti, saranno le maestre e le professoresse. Poi toccherà alle bambine essere cacciate dalle scuole. E molti temono che si ritorni anche alle fustigazioni e alle lapidazioni. "Siamo molto preoccupati", denuncia Qorbanali Esmaeli, il presidente dell’associazione dei circa 15mila afghani che vivono in Italia. "La cosa più atroce – dice – è che le donne e le ragazze sopra i 12 anni sono considerate bottino di guerra. Ho due sorelle e diverse nipoti, temo per loro e per tutte le ragazze". "L’Italia – dice – deve intervenire soprattutto per la sua storia, i suoi valori di democrazia e di diritti mani. E l’unica via è organizzare al più presto corridoi umanitari, non c’è più tempo".