Lunedì 27 Maggio 2024
ROBERTO
Cronaca

L’orrore a casa di Goering. Trovati cinque scheletri: "Erano senza mani e piedi"

I resti (tre adulti, un ragazzo e un neonato) nella residenza del gerarca nazista

Giardina

Come in un film dell’orrore, si scoprono cinque scheletri nella casa di Hermann Goering sul fronte orientale. Ma chi è il colpevole? Un’equipe di archeologi dilettanti, polacchi e tedeschi, scava tra i resti della Wolfschanze, la tana del lupo di Adolf Hitler (lupo, Wolf, era il nomignolo del dittatore), nella Prussia orientale, ora in Polonia. Nella residenza del capo della Luftwaffe, iniziano le ricerche sotto il parquet in legno di abete della sala. A 10 centimetri di profondità scoprono un teschio, e continuano a scavare. Riportano alla luce i resti di cinque persone, tre adulti, un adolescente, e un piccolo di pochi mesi. E particolare raccapricciante, tutti gli scheletri sono privi di mani e piedi, e non si trovano i vestiti. I ricercatori chiamano la polizia, che ora indaga sulla strage, in attesa delle analisi delle ossa. Quando furono sepolte le vittime, prima che venisse costruita la casa, o subito dopo la guerra, in un luogo allora abbandonato?

Oggi la Wolfschanze è diventata un’attrazione turistica. Sembra improbabile che i cinque siano stati uccisi dai nazisti. La presenza di un ragazzo e di un neonato lascia credere che si sia trattato di un crimine compiuto dalla malavita, o di una vendetta. La Wolfschanze, costruita alla fine del 1940, si trova a otto chilometri da Rastenburg, a 220 da Berlino, e occupa 57 ettari, un centinaio di casa, baracche, bunker, nella foresta. Il perimetro di una decina di chilometri era protetto da 54mila mine. Una tana inespugnabile. Hitler vi rimase per 786 giorni, tra il ’41 e il ’44, per dirigere l’attacco all’Unione Sovietica. Qui avvenne, il 20 luglio del ’44, l’attentato di Von Stauffenberg. Il Fuhrer rimase leggermente ferito, protetto da un massiccio tavolo in quercia. Goering soggiornò nella sua residenza una trentina di giorni appena. Preferiva rimanere a Carinhall, la villa su un lago a 80 chilometri, da Berlino, dove conservava le opere d’arte depredate nei Paesi occupati.

Fu distrutta nel febbraio del ’45 dall´Armata Rossa. Non vi furono scoperti cadaveri. I tedeschi riuscirono a portare in tempo i capolavori di Goering nella capitale, tra cui la Venere di Leptis Magna, un’altra storia ma a lieto fine. La statua, regalata da Mussolini al gerarca nazista, dopo la caduta del muro, fu ritrovata nel magazzino di un museo. Ma era un regalo personale del Duce a Goering, non apparteneva alla Germania, e i tedeschi la restituirono all’Italia. Non apparteneva neanche a noi, e D’Alema la consegnò a Gheddafi. Un gesto d’amicizia apprezzato dal Rais, che la espose nel museo di Tripoli. Chissà che fine avrà fatto la Venere nella Libia devastata dalla guerra civile.