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31 mag 2022

L’orca smarrita La sua fine è anche la nostra

31 mag 2022
marco
Cronaca

Marco

Buticchi

Chissà che cosa avrà provato il predatore, abituato agli infiniti oceani, a navigare costretto tra gli argini del fiume, assaporare l’acqua sempre più torbida, malsana, dolce, al rumore delle eliche del traffico sulla Senna. Chissà se avrà notato la scellerata fretta degli umani sulla terraferma, il caos della metropoli, le luci della città. Chissà quanto gli sarà parso diverso quel mondo ‘a senso unico’ perché privo delle profondità abissali, dei movimenti nelle direzioni cardinali, di cibo a volontà. Gli uomini hanno cercato in ogni modo d’invertire la sua rotta, ma ogni tentativo è risultato inutile. La cura del piccolo sperduto fa parte dell’immaginario letterario certo, ma pure dell’umano istinto. Dal Libro della Giungla a Davide Copperfield, abbiamo speso giornate a parteggiare per un bambino catturato dalla natura selvaggia o, più semplicemente, malvagia e trepidato con lui mentre se la cavava da solo.

La differenza in questa storia vera è che il piccolo d’orca che ha imboccato la Senna non è riuscito a riguadagnare la salvezza e alla fine, stremato, si è abbandonato al sonno della morte. Neppure l’indole predatoria dell’animale è riuscita a mitigare l’epidermico affetto provato per quel cucciolo: Moby Dick era almeno vendicativo al pari di Achab. L’orca della Senna era talmente giovane da risultare immune persino dal peccato originale. Forse l’interrogativo che dovremmo porci osservando la natura è: che cosa sta accadendo? E cercare la risposta nel nostro modo sempre più spocchioso e tracotante di abitare questo pianeta. Orsi e lupi che scendono a valle; orche e squali che lambiscono le sponde abitate. C’è da stupirsi? Neppure per idea: guardate il genere principe del pianeta Terra, quello umano, che cosa sta combinando. Dinanzi a quotidiani genocidi e battaglie senza senso non c’è da meravigliarsi se anche la natura ha preso a procedere alla rinfusa.

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