"Le disuguaglianze sui vaccini sono un’oscenità". Nel discorso di apertura della 76° sessione dell’assemblea ONU, il segretario generale Antonio Guterres denuncia un mondo spaccato. Mentre l’Occidente dibatte sulla terza dose, molti Paesi aspettano la prima. Arrivata ovunque, ma con numeri limitati: del tutto insufficienti a immunizzare il pianeta. "Abbiamo passato il test della scienza – riconosce Guterres –, ma in etica abbiamo preso zero". I numeri non mentono. "Il 90% degli...

"Le disuguaglianze sui vaccini sono un’oscenità". Nel discorso di apertura della 76° sessione dell’assemblea ONU, il segretario generale Antonio Guterres denuncia un mondo spaccato. Mentre l’Occidente dibatte sulla terza dose, molti Paesi aspettano la prima. Arrivata ovunque, ma con numeri limitati: del tutto insufficienti a immunizzare il pianeta. "Abbiamo passato il test della scienza – riconosce Guterres –, ma in etica abbiamo preso zero". I numeri non mentono. "Il 90% degli abitanti dell’Africa sta ancora aspettando la prima – esemplifica –. È veramente un quadro a tinte fosche. Stiamo sempre più avvicinandoci al tracollo".

E il tracollo che Guterres paventa non ha solo motivazioni etiche. Ne ha – con altrettanta forza – sul piano sanitario ed economico. Perché, in un mondo strettamente interconnesso, lasciare che il virus circoli senza contrasto massivo in alcune aree significa aumentare il rischio che si producano varianti capaci di sfondare i confini.

L’OMS, già da metà luglio, metteva in guardia tutti i paesi sulla "forte probabilità" che emergano "varianti forse più pericolose e ancora più difficili da controllare". Uno scenario valorizzato in Italia da scienziati di primo piano: "Altre varianti arriveranno – la previsione estiva di Alberto Mantovani, immunologo – . Bisogna prepararsi. I vaccini sono come la cintura di sicurezza in auto". Va garantita a tutti e mai dimenticata. Due settimane fa il nuovo allarme dell’OMS: secondo il direttore generale Tedros Ghebreyesus, la moratoria globale sulle dosi di richiamo "va estesa almeno a fine 2021, per consentire a ogni Paese di vaccinare almeno il 40% della popolazione". Immediato il no di Stati Uniti, Francia e Germania.

Così l’ONU rialza la testa. E la voce: "C’è urgente bisogno di un piano di vaccinazione globale che almeno raddoppi la produzione e garantisca che i vaccini raggiungano il 70 per cento della popolazione mondiale nella prima metà del 2022 – illustra Guterres –. Questo piano potrebbe essere implementato da una task force: produttori di vaccini attuali e potenziali, OMS, istituzioni finanziarie che lavorano con le aziende farmaceutiche". Un invito alla politica occidentale a pensare in grande. Se non per etica, per interesse. A partire dalla tutela dei mercati, perché "la ripresa sbilanciata sta aggravando le disuguaglianze". Uscire dalle visioni e suggestioni nazionali, ecco la prima terapia che l’ONU incoraggia.

Giovanni Rossi