ROMA La Gran Bretagna allarga a tutti i maggiorenni la platea della terza dose vaccinale, sinora limitata agli ultra quarantenni, e in particolare la raccomanda per gli immunodepressi. Non solo. Si riduce anche a tre soli mesi il tempo necessario per poter ricevere il richiamo: due mesi meno che in Italia. L’annuncio è stato fatto dal Comitato congiunto...

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La Gran Bretagna allarga a tutti i maggiorenni la platea della terza dose vaccinale, sinora limitata agli ultra quarantenni, e in particolare la raccomanda per gli immunodepressi. Non solo. Si riduce anche a tre soli mesi il tempo necessario per poter ricevere il richiamo: due mesi meno che in Italia. L’annuncio è stato fatto dal Comitato congiunto per la vaccinazione e l’immunizzazione (JCVI) dell’Inghilterra. "I richiami – informa una nota del JCVI – saranno offerti in ordine decrescente di età, con priorità agli adulti più anziani e ad alto rischio". Ai bambini tra i 12 e i 15 anni, per i quali era sinora raccomandata una dose singola, sarà offerta anche una seconda dose del vaccino Pfizer almeno 12 settimane dopo la prima, anche se l’intervallo può essere ridotto a otto settimane.

Il professor Wei Shen Lim, a capo del JCVI, ha detto che la scelta è stata motivata dai pericoli e i timori della nuova variante: "Ricevere una dose di richiamo – ha affermato – aiuterà ad aumentare il nostro livello di protezione contro la Omicron. Questo è un modo importante di ridurre l’impatto di questa variante sulla nostra vita, soprattutto nei prossimi mesi". La mossa, approvata dal ministro della Salute, Sajid Javid, arriva dopo che il governo del Regno Unito ha annunciato che era necessario reagire rapidamente alla nuova variante.

Il premier Boris Johnson sabato aveva incaricato la JCVI di rivedere urgentemente il programma di richiamo data la situazione in evoluzione con Omicron dopo che sono stati riportati i primi casi della variante. Così è stato. Anche se il governo di Johnson controlla la politica sanitaria solo in Inghilterra, il JCVI ha trasmesso le nuove regole anche alle autorità sanitarie di Scozia, Galles e Irlanda del Nord, che probabilmente seguiranno l’esempio inglese.