28 apr 2022

L’ombra dei furbi sul fronte del gas "Quattro Paesi pagano già in rubli"

Il veleno del Cremlino sull’Austria, ma Vienna smentisce: "Propaganda russa, ci atteniamo alle sanzioni"

alessandro farruggia
Cronaca
Il primo ministro della Polonia, Mateusz Morawiecki (53 anni)
Il primo ministro della Polonia, Mateusz Morawiecki (53 anni)
Il primo ministro della Polonia, Mateusz Morawiecki (53 anni)

di Alessandro Farruggia Anche la guerra dell’energia rischia l’escalation. Dopo la decisione russa di chiudere il gas a Polonia ed Ungheria – gas interrotto effettivamente ieri mattina – perché i due Paesi non pagavano in rubli, Mosca ieri ha diffuso la velenosa notizia che quattro Paesi europei avrebbero già pagato in rubli e ben dieci avrebbero aperto i doppi conti in euro e in rubli necessari per l’operazione. Fonti russe hanno anche diffuso ad alcune agenzie di stampa la notizia che l’Austria era uno dei Paesi "furbetti". LA MOSSA DI MOSCA Vienna ha smentito in maniera netta. "Prima che le fake news sulla propaganda russa vengano diffuse ulteriormente – ha detto il cancelliere austriaco Karl Nehammer – ribadisco che ovviamente Omv continuerà a pagare in euro le consegne di gas dalla Russia. L’Austria si attiene alla lettera alle sanzioni concordate dall’Ue". Le cancellerie europee hanno maturato la convinzione che la mossa russa sui (presunti) 14 Paesi segretamente “pro rublo“ era volta a cercare di dividere l’Ue, seminando il dubbio che i partner siano divisi. Una tattica ben nota. LA REAZIONE DI BRUXELLES Da qui la decisione di una irritata Bruxelles – in un Gruppo di coordinamento Ue del gas convocato ad horas – di offrire a Polonia e Bulgaria il gas che sarà loro necessario e di arrivare, già la prossima settimana, dopo un Consiglio straordinario energia fissato il 2 maggio, a nuove sanzioni nelle quali ci sarà sicuramente il bando al petrolio russo. "Per il sesto pacchetto di sanzioni stiamo lavorando anche sul petrolio" ha confermato la presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen. I contatti tra la Commissione e le cancellerie europee sono più che mai fitti anche perché le strade da seguire sono ancora diverse: all’opzione dell’eliminazione graduale dell’import si affianca l’ipotesi del tetto ai prezzi di vendita di petrolio che sia ...

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