Come viene stabilito il colore di una regione
Come viene stabilito il colore di una regione

Roma, 8 gennaio 2021. Perché la Lombardia non è finita in zona rossa? Perché il Veneto è in zona arancione? E il Molise come ha fatto a rientrare nei parametri della zona gialla? Pochi giorni fa, quando è stato presentato il cosiddetto decreto legge ponte (che specifica quello che succederà fino al 15 gennaio) si era detto che al raggiungimento di un indice Rt pari o superiore a 1 sarebbe scattata immediatamente la zona arancione, mentre bastava arrivare a 1,25 per entrare in zona rossa. La Lombardia e il Molise hanno fatto registrare un indice pari a 1,27, mentre il Veneto è 0,97. In molti si sono chiesti a cosa servano questi numeri, se poi alla fine non vengono rispettati.  

Cosa è successo

Per molte regioni la valutazione è stata fatta prendendo l'Rt minimo. Cosa significa? L'Rt puntuale è in realtà una media dei vari indici Rt che vengono calcolati quotidianamente. La serie ha quindi un valore massimo e uno minimo. La Lombardia, che ha un indice Rt medio pari a 1,27 ha un Rt minimo di 1,24. Proprio questo valore avrebbe salvato la regione dalla zona rossa. Il Molise ha un Rt minimo di 0,96 e per questo è rimasto in zona gialla. Discorso analogo per Puglia e Sardegna, che hanno un Rt medio superiore o pari a 1, ma un minimo inferiore a 1. Inoltre l'indice Rt non è l'unico parametro che viene preso in considerazione per determinare il colore di una regione. Sono 21 le voci che vengono conteggiate dall'Istituto superiore di sanità: vanno dall'indice di trasmissione del virus alla capacità di posti letto in terapia intensiva, passando per numero di ricoverati e di persone sotto osservazione. Ogni categoria ha un determinato peso e alla fine, grazie a una serie di algoritmi, si arriva a definire un indicatore sintetico che stabilisce il colore della regione. Per questo motivo, anche con un indice Rt superiore a 1,25 si può lo stesso mantenere un colore arancione o addiruttura giallo

Problemi di trasparenza

Il vero nodo è che l'algoritmo con cui viene presa la decisione non è di dominio pubblico. Si tratta di una grave carenza, visto che qualunque risultato venga pubblicato rimarrà sempre il sospetto che alla fine la decisione più che aritmetica sia politica. Non rendere nota la tabella integrale, infatti, presta al fianco alle critiche sia di chi pensa che si stiano attuando misure troppo severe o troppo blande. Il governo ha detto che alcuni parametri, se presentati grezzi, rischiano di violare la tutela della privacy. Una difesa che pare debole. Nell'ultimo monitoraggio è stata data una spiegazione un po' più approfondita su come viene eseguito il calcolo, ma restano numerose zone d'ombra. In ogni caso basterebbe pubblicare l'indicatore sintetico finale per dissipare molti dei dubbi che circolano su questo metodo.

Il caso Sicilia

Oltre alle statistiche contano molto anche le indicazioni che arrivano dalle Regioni. Il governatore Nello Musumeci, ad esempio, aveva addirittura chiesto di mettere la Sicilia (Rt medio 1,04 con una forchetta che va da 0,99 a 1,08) in zona rossa, ma la cabina di regia ha preferito un grado di restrizioni più leggere, nonstante l'indice Rt minimo da solo suggerisse per l'isola una classificazione nella zona gialla.

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Il caso Veneto

Per quanto riguarda la regione guidata da Luca Zaia, l' Rt medio è 0,97 con un valore minimo di 0,96  e uno massimo di 0,98, ma il rischio di peggioramento è alto, visto che il tasso di incidenza a 14 giorni è di 927 su 100mila abitanti a fronte di una media nazionale di 313. Per questo motivo la cabina di regia ha preferito inserire il Veneto in zona arancione.

Cosa succede ora

Il prossimo monitoraggio dell'Iss verrà reso noto venerdì prossimo, ma le regioni che sono finite in zona arancione potranno sperare di tornare nell'area gialla solamente tra quindici giorni, visto che secondo le normative i dati devono essere al ribasso per almeno 15 giorni.

L'ultimo  monitoraggio Iss in Pdf