Fabrizio Pregliasco e Massimo Galli
Fabrizio Pregliasco e Massimo Galli

Roma, 15 febbraio 2021 - Il sasso (o meglio, il masso) l'ha lanciato nello stagno ieri (domenica 15 febbraio) Walter Ricciardi ("Do consigli se utile altrimenti mi faccio da parte"), il consulente del ministro della Salute, Roberto Speranza: "Serve un nuovo lockdown totale e immediato". Per l'esperto la strategia utilizzata finora (le zone colorate) si è rivelata "inefficace" soprattutto per far fronte alla maggior contagiosità delle varianti (quella inglese soprattutto, qui gli ultimi, allarmanti dati in Italia).

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Ma cosa pensano gli altri esperti - infettivologi o virologi - in prima fila da un anno nella lotta al Covid della richiesta di Ricciardi di un nuovo lockdown totale? Vediamolo.

Coronavirus, il bollettino del 15 febbraio

Galli

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Il primario del reparto malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli, dice: "Ricciardi ha ragione in linea di principio", perché "è davanti agli occhi di tutti che la faccenda delle Regioni colorate ha funzionato molto poco senza toglierci dal problema". Galli affronta anche il tema della chiusura in extremis degli impianto da sci: "Per quanto dolorosa e tardiva, la chiusura degli impianti sciistici ha una sua logica e" la decisione "doveva essere presa prima con maggior chiarezza, se la politica fosse stata sufficientemente capace e responsabile".

Vaia

Non è per il lockdown generale Francesco Vaia, direttore sanitario dello Spakllazanid di Roma: "Non si tratta di aggravare le misure ma applicare con severità le misure che abbiamo. Un lockdown severo non serve, ma occorrono chiusure chirurgiche".

Bassetti

Di diverso avviso l'infettivologo Matteo Bassetti, direttore della clinica malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova: "Bisogna intervenire con micro zone rosse. Onestamente il lockdown di marzo scorso mi sembra una misura barbara, è un tornare indietro di un anno".

Burioni

Il virologo e docente all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano Roberto Burioni affida il pensiero a un tweet: "Una cosa vi dico: è molto difficile per un vaccino avere un'efficacia sul campo maggiore di questa. Adesso sbrighiamoci. Il problema non si risolve con le chiusure che servono solo a guadagnare tempo. Si risolve con il vaccino".

Crisanti

Linea durissima, quella invocata dal virologo Andrea Crisanti: "Gli impianti di sci non riaprono? E vorrei vedere! Il 20% dei contagiati presenta la variante inglese e la percentuale è destinata ad aumentare. Bisognava fare il lockdown a dicembre, prevenendo tutto questo, mentre ora siamo nei guai. Come se ne esce? Con un lockdown duro subito per evitare che la variante inglese diventi prevalente e per impedire che abbia effetti devastanti come in Inghilterra, Portogallo e Israele". Crisanti sottolinea: "Servono lockdown stile Codogno, non le zone rosse che sono troppo morbide. La Germania continua il lockdown, la Francia pure, l'Inghilterra anche, solo noi pensiamo a sciare e a mangiar fuori".

Pregliasco

Il virologo Fabrizio Pregliasco rietiene invece soddisfacente il sistema a zone colorate. "Al momento il sistema italiano dei colori sta tenendo in modo soddisfacente, soprattutto se ci confrontiamo con la situazione dei Paesi vicini. Sta riducendo la velocità di diffusione della malattia. Diciamo che stiamo regolando i rubinetti sulla base dei dati. E in questo modo siamo riusciti a mitigare abbastanza bene gli effetti dell'epidemia. Certo,il sistema non ha l'efficacia desiderata, però qualche risultato è innegabile". A giudizio di Pregliasco però Ricciradi ha ragione: "E' quello che ha maggiore efficacia, Ricciardi ha ragione ma mi rendo conto che c'è una rabbia sociale di chi è in sofferenza da mesi".

Minelli

L'immunologo Mauro Minelli è responsabile per il Sud della Fondazione italiana di medicina personalizzata e non è sulla stessa linea di Ricciardi: "Piuttosto che continuare a urlare 'al lupo al lupo', con allarmi che a intermittenza regolare vengono emanati da almeno 10 mesi da più di qualcuno dei controllori ufficiali della pandemia, sarebbe forse il caso di cominciare a verificare sul campo una loro reale capacità di agire. Invece siamo ancora puntualmente a registrare, più che mai mortificati, l'ennesimo paralizzante lockdown".

Signorelli

Carlo Signorelli, docente di Igiene e Sanità pubblica all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano e all'università di Parma, argomenta: "Oggi non si può fare più ciò che si è fatto a marzo scorso. Non ci sono le condizioni per fare quel tipo di lockdown che aveva dato risultati. Oggi dobbiamo pensare a misure mirate, possibilmente, con supporto ed evidenza scientifica, che facciano circolare meno il virus".

Lo Palco

"In autunno siamo riusciti a gestire l'ondata senza lockdown, ma con i misure comunque dure di chiusura. Ora servirebbe la stessa rigidità". A dirlo all'Adnkronos Salute è Pier Luigi Lopalco, epidemiologo e assessore alla Sanità della Regione Puglia.

Gismondo

Nel dibattito interviene anche Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di Microbiologia clinica, Virologia e Diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano: "Un lockdown severo oggi, se certamente potrebbe apportare dei benefici in termini di prevenzione della circolazione delle nuove varianti, sarebbe un disastro dal punto di vista psicologico, sociale nonché economico".