"Il trattato del Quirinale non sposterà gli equilibri in Europa, anche se Italia e Francia, ora che sono più unite, potrebbero ottenere un ammorbidimento delle posizioni tedesche sull’austerity. In ogni caso il patto segna un deciso cambiamento per la diplomazia romana, che dal Dopoguerra aveva sempre preferito un approccio multilaterale". Per il politologo francese Yves Mény (nella foto) il nuovo...

"Il trattato del Quirinale non sposterà gli equilibri in Europa, anche se Italia e Francia, ora che sono più unite, potrebbero ottenere un ammorbidimento delle posizioni tedesche sull’austerity. In ogni caso il patto segna un deciso cambiamento per la diplomazia romana, che dal Dopoguerra aveva sempre preferito un approccio multilaterale". Per il politologo francese Yves Mény (nella foto) il nuovo asse franco-italiano mette di fatto in discussione l’influenza di Berlino nella Ue.

Professore, cosa cambia ora?

"Se il trattato funzionerà bene, all’interno dell’Unione europea potrebbe mutare il peso della Germania, che resta comunque la potenza economica più forte. Italia e Francia condividono l’interesse per ammorbidire le posizioni della Germania su debito e regole del deficit. Si potrebbe arrivare a mettere in discussione il patto monetario, dove finora Berlino ha imposto la sua rigida interpretazione assieme ai Paesi del Nord".

E la nuova Germania di Scholz cosa farà?

"Non ci possiamo aspettare cambiamenti radicali. L’Spd sul piano economico non è cosi diverso dalla Cdu di Merkel".

Questo trattato sancisce la fine del multilateralismo?

"A causa di numerose delusioni, l’Italia dal Dopoguerra in poi aveva sempre evitato patti bilaterali. Con il trattato, l’Italia accetta di nuovo di entrare in un rapporto privilegiato a due. Speriamo che questo quadro serva a parlare e a risolvere i conflitti tra Italia e Francia prima che scoppino".

Parigi può approfittare del trattato per fare shopping di aziende italiane?

"Non credo. La collaborazione politica sancita dal trattato franco-tedesco, ad esempio, non è stata accompagnata da un’integrazione economica".

Il protezionismo francese è destinato a cadere?

"Non per quanto riguarda difesa e sicurezza. Per le altre aziende, il problema è che sono poche le realtà italiane che hanno una presenza globale affermata. Le piccole medie imprese a trazione familiare, tipiche del vostro Paese, raramente hanno la forza e la volontà di espandersi oltre i confini".

Luca Bolognini