di Saverio Migliari "Non voglio tornare in Italia". Danish Hasnain, lo zio di Saman Abbas arrestato la scorsa settimana a Parigi dopo cinque mesi di latitanza, ha rifiutato l’estradizione richiesta dallo Stato italiano. E lo ha fatto ribattendo alle domande dei giudici francesi. "È tutto falso. Forse qualcuno mi ha visto uscire di casa?", è la domanda provocatoria che Hasnain ha rivolto ai magistrati d’Oltralpe. Per poi lasciarsi andare ad altre...

di Saverio Migliari

"Non voglio tornare in Italia". Danish Hasnain, lo zio di Saman Abbas arrestato la scorsa settimana a Parigi dopo cinque mesi di latitanza, ha rifiutato l’estradizione richiesta dallo Stato italiano. E lo ha fatto ribattendo alle domande dei giudici francesi. "È tutto falso. Forse qualcuno mi ha visto uscire di casa?", è la domanda provocatoria che Hasnain ha rivolto ai magistrati d’Oltralpe. Per poi lasciarsi andare ad altre dichiarazioni.

Hasnain, entrato con le manette ai polsi, era vestito con una felpa bianca ed è rimasto in silenzio per tutto il tempo in cui il giudice gli ha letto le accuse che sono alla base della richiesta di estradizione dell’Italia. A lui si contesta il sequestro, l’omicidio e l’occultamento del cadavere della diciottenne pachistana di Novellara. Poi un’interprete gli ha tradotto le parole del magistrato e lui ha risposto: "Prendo atto di tutto questo, ma è tutto falso. È il padre di Saman che ha detto che era stato lo zio, cioè io. Non capisco come si sia arrivati a questo mandato a livello dell’Interpol". Una dichiarazione che fa pensare a uno scontro tra Danish Hasnain e Shabbar Abbas, ora latitante con la moglie in Pakistan e per i quali l’Italia ha chiesto l’estradizione.

A quel punto la presidente della Chambre de l’Instruction lo ha interrotto: "Questo tribunale non giudica nel merito", gli ha detto per fermarlo. Terminata l’udienza, Hasnain ha firmato il verbale ed è stato riammanettato per essere trasportato nel carcere di Fresnes, a sud di Parigi, dove è detenuto dalla scorsa.

Il giudice ha già fissato la seconda udienza per il 20 ottobre. "Per me adesso comincia il lavoro", ha commentato Layla Saidi, che difende davanti alla Corte d’appello di Parigi Danish Hasnain. "Per quanto riguarda la procedura del mandato d’arresto europeo che è stato lanciato dall’Italia – ha detto ad alcuni giornalisti che la attendevano fuori dall’aula dopo l’udienza – il 20 ottobre dobbiamo sottoporre i nostri argomenti. Bisogna capire se questo mandato europeo sia conforme o no al diritto internazionale, alle convenzioni internazionali. Ma anche al diritto europeo che unisce la Francia e l’Italia". È possibile che il 20 ottobre Hasnain venga estradato direttamente? "Non lo so, non posso dirlo. Noi sottoporremo i nostri argomenti", ha risposto brevemente.