di Andrea Gianni "Quando mi drogo perdo il controllo, non riesco più a distinguere il confine fra legale e illegale". Alberto Genovese ieri è tornato a parlare ai pm dei suoi problemi di tossicodipendenza, che lo renderebbero "inconsapevole delle mie azioni", durante un interrogatorio che non ha visto mutare la sua linea difensiva. L’imprenditore mago delle startup è in carcere dal 6 novembre con l’accusa di aver stuprato, dopo averla stordita con un mix di sostanze stupefacenti, una 18enne ospite di un festino nel suo appartamento nel cuore di Milano. Attorno...

di Andrea Gianni

"Quando mi drogo perdo il controllo, non riesco più a distinguere il confine fra legale e illegale". Alberto Genovese ieri è tornato a parlare ai pm dei suoi problemi di tossicodipendenza, che lo renderebbero "inconsapevole delle mie azioni", durante un interrogatorio che non ha visto mutare la sua linea difensiva. L’imprenditore mago delle startup è in carcere dal 6 novembre con l’accusa di aver stuprato, dopo averla stordita con un mix di sostanze stupefacenti, una 18enne ospite di un festino nel suo appartamento nel cuore di Milano. Attorno alle 11 è stato accompagnato al quarto piano del Palazzo di giustizia, negli uffici della procura. Per oltre quattro ore ha parlato davanti al procuratore aggiunto Letizia Mannella, al pm Rosaria Stagnaro e al capo della Squadra mobile Marco Calì. Investigatori e inquirenti stanno effettuando accertamenti ad ampio raggio, non solo su altre presunte violenze e su giri di droga, ma anche analisi patrimoniali. Indagano su eventuali profili di favoreggiamento e complicità nella ’corte’ che si muoveva attorno a Genovese, sul giro di droga (tra cui la cosiddetta ’cocaina rosa’) e pure su quello presunto di prostituzione.

Ieri l’imprenditore, difeso dall’avvocato Davide Ferrari, ha ribadito una versione già resa nel corso dell’interrogatorio di garanzia, dopo l’arresto: "Da quattro anni sono dipendente dalla cocaina ed è una spirale che mi ha messo sempre più in difficoltà. Ogni volta che mi drogo ho allucinazioni, non ho la percezione dei limiti". Parole alle quali il gip Tommaso Perna non aveva dato peso, sostenendo che "appare inverosimile sostenere che egli non avesse percezione della realtà o che, nella sua immaginazione, avesse trascorso una serata bellissima con la sua amata". Ieri il 43enne, che ha fatto fortuna con la società Facile.it, ceduta nel 2014, e con altre startup di successo, ha ripetuto che quando assume droga non è "consapevole" e che non riconosce "il disvalore" delle sue azioni. "Se l’ho fatto, non ho fatto una bella cosa", ha aggiunto riferendosi alla violenza sessuale al centro dell’indagine. Per gli inquirenti, però, l’uomo era perfettamente lucido quando ha stordito la ragazza con un cocktail di droga, per poi stuprarla in una stanza, infliggendole sofferenze fisiche e psicologiche per oltre 10 ore e trattando quel corpo "come se fosse una bambola di pezza".

L’uomo avrebbe anche ordinato a un suo collaboratore di distruggere i filmati delle telecamere installate nella stanza che ora, acquisiti dalla Squadra mobile, costituiscono la "prova regina" dell’inchiesta. Un tentativo che dimostrerebbe la sua piena consapevolezza di aver violentato la ragazza, che poi lo ha denunciato. La linea difensiva dell’imprenditore, però, non è cambiata: "Ero drogato e quando assumo droghe sono fuori di me, non sono più consapevole di ciò che faccio".