Lo startupper geniale : "Macchine con polpastrelli, agli uomini resti la testa"

Lorenzo Agostini ha affinato il tatto dei robot: "Il futuro è nel settore spaziale". Ma avvisa: "Non dovremo mai dipendere totalmente dagli umanoidi".

Lo startupper geniale : "Macchine con polpastrelli, agli uomini resti la testa"
Lo startupper geniale : "Macchine con polpastrelli, agli uomini resti la testa"

Da bambini abbiamo provato tutti a strofinare un palloncino contro i capelli, notando come vi restasse attaccato: è da questo semplice e infinito presupposto, definito dai fisici ‘principio di elettroadesione’, che lo startupper Lorenzo Agostini, 33 anni, è partito per fondare – assieme a Camilla Conti, Rocco Vertechy e Gavino Boringhieri – Adaptronics, la startup, germogliata in Emilia-Romagna, divenuta celebre nel mondo della robotica per aver inventato i polpastrelli dei robot.

Lorenzo Agostini, com’è nata l’idea?

"Basandoci sul principio elettrostatico, che permette di attirare a sé un oggetto target senza circolazione di corrente, abbiamo sviluppato una pellicola composta da materiali polimerici, con effetto elettroadesivo: il risultato è un film sottile, dallo spessore inferiore a 0,5 mm, che diventa adesivo se attivato elettricamente. Con due ‘patch’, simili a carte di credito, il robot può sollevare fino a 20 chili. Inoltre, la forza di presa può essere regolata aumentando la superficie di contatto".

Quali vantaggi assicura la tecnologia, se applicata come un polpastrello sulle mani dei robot?

"Innanzitutto, una maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale: il principio elettrostatico, a differenza delle ventose attualmente in uso nell’industria, è altamente efficiente dal punto di vista del dispendio energetico. Il nostro ‘polpastrello’, inoltre, è munito di sensori, tali da permettere al robot di riconoscere l’oggetto da sollevare, spostarlo senza compressioni (che potrebbero rovinarlo) e distinguerne la prossimità".

In quali settori può essere introdotta?

"Siamo nel cuore della packaging valley (l’area tra Bologna e Reggio Emilia, caratterizzata dalla più forte concentrazione europea di aziende che producono macchinari per il confezionamento, ndr), dunque l’applicazione più immediata è nella logistica, dallo smistamento in magazzino alle consegne dell’ultimo miglio. Ma per il prossimo futuro pensiamo ad applicazioni nel biomedicale e, soprattutto, nella space economy".

In che senso?

"La nostra invenzione opera in condizioni di vuoto pneumatico, dunque può essere usata per catturare più agevolmente eventuali detriti spaziali o afferrare eventuali oggetti che necessitano di manutenzione, come i microsatelliti. Il robot potrà ‘avvicinarli’ all’operatore umano, che procederà, così, alla riparazione".

Cosa risponde a chi le chiede se, un giorno, i robot umanoidi finiranno per sostituire gli esseri umani?

"Le nuove tecnologie possono aiutarci, ma restano strumenti. Per quanto le macchine possano diventare sempre più ‘intelligenti’, ciò non implica che gli esseri umani smarriscano del tutto la capacità di ragionare, di creare. Dipendere totalmente dalle macchine è un rischio, perché possono venir meno in qualsiasi momento, ad esempio in caso di tensioni geopolitiche o, com’è già accaduto, in caso di crisi delle materie prime o delle componenti da cui sono costituite".

Maddalena De Franchis