Ponte Vecchio a Firenze illuminato con la. sponsorizzazione di un noto marchio di carte di credito
Ponte Vecchio a Firenze illuminato con la. sponsorizzazione di un noto marchio di carte di credito
di Olga Mugnaini Succede a Firenze: una banale polemica sulle luci natalizie, mentre ormai le luminarie si sono spente e le Feste sono già lontane, prende inaspettamente la piega di un caso di Stato. Questi i fatti: il Comune decide come ogni anno di illuminare i monumenti simbolo con le pirotecniche installazioni di F-Light. Non piacciano a tutti, anzi a molti non piacciono affatto. Sarebbe del tutto normale, non fosse che a luci ormai già spente qualcuno si ricorda che le installazioni erano sponsorizzate da altisonanti brand (American Express, Unicoop Firenze, EuroAmbiente Green Solution e Firenze smart). Apriti cielo. Si è iniziato a gridare allo scandalo. Ha cominciato lo...

di Olga Mugnaini

Succede a Firenze: una banale polemica sulle luci natalizie, mentre ormai le luminarie si sono spente e le Feste sono già lontane, prende inaspettamente la piega di un caso di Stato. Questi i fatti: il Comune decide come ogni anno di illuminare i monumenti simbolo con le pirotecniche installazioni di F-Light. Non piacciano a tutti, anzi a molti non piacciono affatto. Sarebbe del tutto normale, non fosse che a luci ormai già spente qualcuno si ricorda che le installazioni erano sponsorizzate da altisonanti brand (American Express, Unicoop Firenze, EuroAmbiente Green Solution e Firenze smart). Apriti cielo. Si è iniziato a gridare allo scandalo. Ha cominciato lo storico dell’arte Tomaso Montanari ("Povera Firenze, umiliata e prostituita"), gli ha fatto eco il sovrintendente Andrea Pessina ("valuteremo se fare un esposto") e ha voluto dire la sua anche il direttore degli Uffizi Eike Schmidt ("inorridito").

Non si sa bene per colpa di chi, ma qualche creativo che ha montato le proiezioni da sparare sui monumenti, ha pensato bene di aggiungere il logo e l’effigie dell’American Express ai titoli di coda della carrellata di immagini da passare sui palazzi e sugli edifici più illustri. Compreso il Ponte Vecchio, che per qualche settimana è diventato “griffato“. È accaduto anche all’Istituto degli Innocenti, celebre per la sua storica assistenza agli orfani: sull’edificio progettato dal Brunelleschi è stata proiettata l’immagine della carta.

Ma a conti fatti si può parlare solo di “danno“ alla sensibilità. Passate le feste, le luci di F-Light si stanno spegnendo e sui monumenti non resta traccia dell’"offesa" arrecata. Resta invece la polemica, che sta trascendendo oltre i limiti della legittima discussione, su cosa sia il buongusto. Il sovrintendente Pessina ci è andato giù pesante: prima è intervenuto per dissociarsi da quelle proiezioni e per dire che lui non le aveva mai autorizzate. Poi ha aggiunto che, eventualmente, in questa storia la soprintendenza è parte lesa, e che se fossero state violate le norme, ci sarebbero state denunce. Gli replica il sindaco Dario Nardella: "Un’immagine con il logo dello sponsor, che io giudico sbagliata perché non adeguata a quei luoghi, non può diventare il pretesto per aggredire con questa violenza la reputazione di una città e di chi la amministra. Denunce? Ci difenderemo". E ribadisce: "Ho già detto a chi ha confezionato quell’immagine che non voglio più i loghi degli sponsor proiettati sui monumenti. Ma allo stesso tempo, a testa alta, rivendico quanto fatto per la cultura e dico che continueremo per la nostra strada per la tutela e promozione dei nostri monumenti, proprio come fatto con F-Light".

Fra gli indignati anche il direttore degli Uffizi Schmidt, anche se oggi chi fa cultura per mestiere sa che il contributo dei privati è fondamentale: "La pubblicità – ha detto – comprendeva anche una parte del Corridoio Vasariano. Non ci è mai stata chiesta autorizzazione, come invece è prescritto dalla legge. Non avremmo mai approvato un tale vilipendio". Ma nel clima da rissa c’è chi ricorda al direttore degli Uffizi l’invito che fece a Chiara Ferragni, che delle brandizzazioni ha fatto un business, proprio per promuovere il suo museo. E dire che tutto era partito da San Miniato al Monte, con l’abate Bernando Gianni che aveva protestato per le luci troppo sguaiate sulla facciata della sua millenaria abbazia. Voleva essere un richiamo alla sobrietà? È diventato un gran chiasso.