Milano, 15 settembre 2020 - Il corpo, come sempre in Berlusconi, l’importante è il corpo. Il messaggio passa da lì. Come nessuno appena scampato a una malattia mortale farebbe per uscire da un ospedale, il Cavaliere si presenta ai giornalisti in giacca e cravatta d’ordinanza, il volto disteso e il capello a posto. Il messaggio è che tutto è tornato o vuole tornare alla normalità, il tanto temuto Covid ha finito per essere un’increspatura imprevista nella solita estate spericolata, il bene ha vinto sul male, e che a proposito di quell’aura di semi-immortalità di cui Berlusconi in qualche modo si è sempre fatto vanto, sì insomma, magari 120 anni saranno stati esagerati ma qualcosa...

Milano, 15 settembre 2020 - Il corpo, come sempre in Berlusconi, l’importante è il corpo. Il messaggio passa da lì. Come nessuno appena scampato a una malattia mortale farebbe per uscire da un ospedale, il Cavaliere si presenta ai giornalisti in giacca e cravatta d’ordinanza, il volto disteso e il capello a posto. Il messaggio è che tutto è tornato o vuole tornare alla normalità, il tanto temuto Covid ha finito per essere un’increspatura imprevista nella solita estate spericolata, il bene ha vinto sul male, e che a proposito di quell’aura di semi-immortalità di cui Berlusconi in qualche modo si è sempre fatto vanto, sì insomma, magari 120 anni saranno stati esagerati ma qualcosa di vero c’era.

Berlusconi è provato come non può non esserlo un grave cardiopatico 83enne appena uscito dall’attacco di un virus fatale per molti, sicuramente fatale anche per lui se fosse arrivato in un altro momento, ma la cifra umana e caratteriale prova a essere quella di sempre. E con la stessa esagerata faccia tosta con la quale ricordava di essere il presidente del Consiglio più longevo dopo Benito Mussolini, o il presidente più vincente nella storia del calcio, il Cavaliere compie l’ennesima arrampicata nel suo ego sconfinato e sottolinea di aver avuto "la carica virale più potente tra quelle arrivate al San Raffaele". Un gigantismo degno di un faraone, sospeso tra il tragico e l’ironico che sfida il fato e il futuro, tra una crassa smargiassata e la soddisfazione di chi "ancora una volta l’ha scampata", anche perché "è stata la prova pericolosa di tutta la mia vita".

Ma al di là del Berlusconi che è in lui, Berlusconi stavolta appare in qualche modo segnato. Vedere la morte in faccia ti cambia, e sono pochi quelli che ne scorgono l’ombra minacciosa senza portarsene dietro un’eco anche lontana. La livella. Grato dell’affetto ricevuto, "ringrazio tutti dei messaggi". L’età poi aiuta, i precedenti recenti anche, e così il Cavaliere che pure legge un foglio, dà sfoggio di un animo in qualche modo toccato dall’esperienza appena terminata. Ha combattuto molte battaglie, molte le ha vinte e altre, anche se non vuole sentirselo dire, le ha perse, ma è sempre riuscito a venir fuori da tutto, quasi sempre più forte di prima. Il dopo-Covid per lui è diverso. E così Berlusconi cerca di giocare la carta del nonno responsabile che sparge consigli, e con il proprio comportamento dà l’esempio ai nipotini. Non può più andare all’attacco, come faceva ai tempi d’oro quando ne aveva per tutto e per tutti, ma ha ancora la capacità di dire la sua. Fa la parte di quel vecchio parente magari un po’ fané che è il caso di ascoltare, e con questo, con il suo corpo, compie consapevolmente, perché tutto ciò che è rappresentazione esterna in lui è consapevole, un gesto politico. Trasformandosi nel testimonial più accreditato del fronte antinegazionista, in aperta anche se non esplicitata polemica con chi pure nel centrodestra aveva provato a spendere la carta del ribellismo antisanitario, rifiutando la mascherina e contestando le eccessive chiusure, e così, Berlusconi, ergendosi a campione di quella responsabilità che fa tanto pendant, almeno lui spera, nel moderatismo politico. "Seguite i consigli dei medici, bisogna ripartire, l’Italia non può permettersi di restare ferma", dice.

È un modo, il suo modo, di restare in campo anche dovendosi accomodare in panchina, o forse, in tribuna. L’importante, è il suo sottotesto, è essere in partita.