Le grane sulle mascherine non sono finite. E non sono in Italia. Lo scandalo esploso nei giorni scorsi sugli affari sui dispositivi di protezione, che hanno provocato le dimissioni di una serie di deputati dei conservatori tedeschi arriva a sfiorare, in Germania, il ministro della Salute, Jens Spahn...

Le grane sulle mascherine non sono finite. E non sono in Italia. Lo scandalo esploso nei giorni scorsi sugli affari sui dispositivi di protezione, che hanno provocato le dimissioni di una serie di deputati dei conservatori tedeschi arriva a sfiorare, in Germania, il ministro della Salute, Jens Spahn (in foto) della Cdu. È infatti lo Spiegel a tirar fuori un documento, col quale si dimostra che il gruppo mediatico Burda avrebbe venduto 570 mila mascherine Ffp2 al governo, circa un anno fa. Problematico è che si tratti proprio della società per la quale il marito del ministro, Daniel Funke, guida la Rappresentanza di Berlino. "Questo potrebbe nascondere un conflitto di interesse", scrive il magazine vicino al centrosinistra.

Il gruppo Burda si è subito difeso, affermando che la transazione fosse in regola e che "il signor Daniel Funke non ne è stato informato, né coinvolto in alcun momento". Il ministero, dal canto suo, ha fatto sapere che l’affidamento diretto al gruppo sarebbe avvenuto attraverso "una procedura standard". Burda ha offerto il suo aiuto, in una fase in cui in Germania le mascherine scarseggiavano, sulla base di una partecipazione minoritaria a un’impresa di Singapore. I dispositivi sono stati consegnati al ministero a Shangai il 17 aprile 2020, e da qui è stato organizzato il trasporto aereo.

Il gruppo inoltre non avrebbe preso alcuna provvigione, e assicura di aver "girato i costi delle mascherine in un rapporto di 1:1", senza quindi guadagnarci nulla (al prezzo di 1,73 dollari l’una).