di Claudia Marin Boom del Pil italiano, che aumenta più del previsto, del 2,7% nel secondo trimestre rispetto al precedente e del 17,3 rispetto allo stesso periodo del 2020, quando crollò di oltre il 12%. La ripresa italiana – insieme con quella della Spagna, che cresce come noi, spicca in Europa – tanto che il Guardian online titola che "Italia e Spagna aiutano l’Eurozona a uscire dalla recessione". Superiamo la Francia, dove il Pil aumenta dello 0,9, e anche la Germania che fa poco meglio, registrando una crescita trimestrale dell’1,5. A Via XX Settembre e a Palazzo Chigi accolgono il "miracolo", che trascina un po’ di recupero dell’occupazione, con soddisfazione. Tanto che il premier Mario Draghi e il...

di Claudia Marin

Boom del Pil italiano, che aumenta più del previsto, del 2,7% nel secondo trimestre rispetto al precedente e del 17,3 rispetto allo stesso periodo del 2020, quando crollò di oltre il 12%. La ripresa italiana – insieme con quella della Spagna, che cresce come noi, spicca in Europa – tanto che il Guardian online titola che "Italia e Spagna aiutano l’Eurozona a uscire dalla recessione". Superiamo la Francia, dove il Pil aumenta dello 0,9, e anche la Germania che fa poco meglio, registrando una crescita trimestrale dell’1,5.

A Via XX Settembre e a Palazzo Chigi accolgono il "miracolo", che trascina un po’ di recupero dell’occupazione, con soddisfazione. Tanto che il premier Mario Draghi e il ministro dell’Economia, Daniele Franco, puntano decisi a più 6% su base annua, un livello da anni Sessanta, superiore alle previsioni del Def. "Sono segnali molto positivi – fanno sapere –. Il settore dei servizi ha risposto prontamente alle riaperture". Anche se sullo sfondo rimane l’incertezza per "l’evoluzione della pandemia". Ma resta anche fermo l’obiettivo di "conseguire una dinamica del prodotto e dell’occupazione nettamente superiore a quella degli scorsi decenni grazie al rilancio degli investimenti e della competitività".

A ben vedere, però, se i dati Istat sula crescita fanno tirare un sospiro di sollievo, quelli sull’occupazione non sono così nettamente positivi: il mercato del lavoro stenta a ripartire, sebbene siano stati recuperati 450mila posti dei 750mila persi nell’ultimo anno e mezzo, proprio nel periodo della pandemia. E se la ripresa che cominciamo a vedere sia solo un fugace rimbalzo, una jobless recovery (ripresa senza occupazione) o sia destinata a dimostrarsi duratura, sarà proprio il Covid con il suo andamento a dircelo nei prossimi mesi. Ma intanto sta di fatto che i numeri cominciano a essere meno duri per l’Italia.

Da fanalino di coda dell’Europa, l’economia italiana, sottolinea il commissario Paolo Gentiloni, ne è diventata traino insieme a quella spagnola, superando ampiamente la media Ue del +2%. L’obiettivo di una crescita su base annua intorno al 5%, come indicato dalla stessa Commissione, dal Fmi, da Bankitalia e, seppure in modo prudente considerando il diffondersi della variante Delta, anche dal governo, sembra dunque ormai raggiungibile. E superabile, fino a toccare quota 6%. Il quadro che emerge dai dati macroeconomici dell’Istat sulla situazione italiana a cavallo tra primavera ed estate è, dunque, più che incoraggiante. Se la fiducia è alla base dell’economia di mercato, tra aprile e giugno l’Italia ne ha dato certamente prova. I mesi primaverili sono stati quelli dell’assestamento del governo Draghi, dell’accelerazione della campagna vaccinale, del calo dei contagi e del conseguente progressivo allentamento delle restrizioni invernali.

Le famiglie hanno ritrovato la voglia di muoversi e di spendere e i servizi hanno ripreso a funzionare a ritmo sostanzialmente pieno, spingendo il tasso di crescita ben oltre le attese. E, del resto, che siano proprio le riaperture e l’avvio massiccio della campagna vaccinale ad aver alimentato il clima di fiducia che ha spinto il Pil oltre le attese, lo confermano anche gli analisti. "Pensiamo che dal terziario sia venuto il contributo maggiore, grazie al rilascio pressoché completo delle restrizioni su alcune attività", spiega Paolo Mameli, senior economist della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo. A crescere sono stati in particolare i consumi delle famiglie, soprattutto di servizi, ma con un apporto significativo anche dai beni durevoli.