Perché siamo felici? Semplice: la vittoria degli Azzurri spazza via tutto. In Italia, all’improvviso, scompaiono i campanili e ci sentiamo, per una volta, nazione. Niente più milanesi, romani, napoletani, bolognesi, fiorentini, palermitani o genovesi. Solo italiani. E quando segna il più juventino degli juventini, Leonardo Bonucci, che durante il campionato, tanto è amato dai supporter bianconeri quanto è odiato da chi tifa Inter, Milan, Roma o Napoli, tutti a esultare.

Vogliamo parlare, poi, degli italiani all’estero?

Di colpo, milioni di fratelli, figli, nipoti – emigrati per necessità o per scelta – possono andare in fabbrica, in ufficio, a bottega fischiettando orgogliosamente l’inno di Mameli. E sai che goduria farlo in Francia (dov’erano convinti di vincere facile), in Inghilterra (dove la davano per fatta al 100%), in Germania (dove non riescono mai a spiegarsi com’è che la sfanghiamo sempre), in Svizzera (dove, ricambiati, ci considerano un po’ alieni), in Olanda (dove ci vorrebbero, pensa te, frugali), in Spagna (dove ce la giochiamo fra terroni d’Europa), per non parlare di Svezia e Danimarca (dove ci riconoscono un buon clima e un’ottima cucina, ma nulla più)?

E sai che gusto sventolare il tricolore sulle nostre spiagge, finalmente ripopolate anche di stranieri, per la prima vera estate post-Covid, con nuovi contagi e la maledetta variante Delta, certo, ma con milioni di vaccinati che non corrono rischi mortali e senza ospedali al collasso o terapie intensive da tutto esaurito? Impagabile.

Eccola qui la felicità che può provocare un rigore decisivo parato da un ragazzo del Sud, Gigio Donnarumma, nato il 25 febbraio 1999 a Castellamare di Stabia (Napoli), grosso e forte come un vichingo, freddo – se serve – come un ufficiale inglese, ma italiano, anzi italianissimo, a partire dalla faccia e dallo slancio con cui morde la vita. E sì, miei cari, l’Italia s’è desta felice. E non vuol smettere di gioire.