La mostra Piano B. Il Cavaliere del lavoro aprirà il 17 settembre a Milano
La mostra Piano B. Il Cavaliere del lavoro aprirà il 17 settembre a Milano
Impresario edile che costruisce nuovi quartieri a Milano (Milano 2 e 3). Fondatore di canali tv commerciali che scardinano il monopolio Rai (Canale 5 e poi Italia 1 e Rete 4). Presidente del Milan campione d’Italia, d’Europa e del mondo. La storia di Silvio Berlusconi dal 1956 al 1993, prima della celebre "discesa in campo" in politica e della fondazione di Forza Italia, è una delle chiavi per capire meglio lo sviluppo economico, sociale e culturale dell’Italia, soprattutto dagli anni Ottanta in poi. Così la pensano l’amministratore delegato del Gruppo MilanoCard Edoardo Filippo Scarpellini e il giornalista e intellettuale Giuseppe Frangi, i due ideatori della mostra Piano B. Il Cavaliere del lavoro che aprirà il 17 settembre e resterà fino al 31 dicembre...

Impresario edile che costruisce nuovi quartieri a Milano (Milano 2 e 3). Fondatore di canali tv commerciali che scardinano il monopolio Rai (Canale 5 e poi Italia 1 e Rete 4). Presidente del Milan campione d’Italia, d’Europa e del mondo. La storia di Silvio Berlusconi dal 1956 al 1993, prima della celebre "discesa in campo" in politica e della fondazione di Forza Italia, è una delle chiavi per capire meglio lo sviluppo economico, sociale e culturale dell’Italia, soprattutto dagli anni Ottanta in poi. Così la pensano l’amministratore delegato del Gruppo MilanoCard Edoardo Filippo Scarpellini e il giornalista e intellettuale Giuseppe Frangi, i due ideatori della mostra Piano B. Il Cavaliere del lavoro che aprirà il 17 settembre e resterà fino al 31 dicembre nella sala immersiva dell’Enterprise Hotel di corso Sempione 91 (12 euro il biglietto intero, 10 euro il ridotto).

Una mostra sul Berlusconi imprenditore, su una carriera in crescendo in cui Scarpellini vede "un fil rouge che porterà il Cavaliere alla discesa in campo". Sì, perché in fondo il berlusconismo è nato prima che Sua Emittenza decidesse di farsi leader politico: è un’ideologia che prende spunto dalla rivoluzione liberale dell’Inghilterra di Margaret Thatcher e dall’ottimismo degli Stati Uniti di Ronald Reagan (Roberto D’Agostino avrebbe parlato di "edonismo reaganiano"), una visione del mondo che viene veicolata tramite i telefilm e i programmi delle tv del Biscione, da Dallas al Drive In fino a Striscia la Notizia, solo per citarne alcuni. Frangi descrive la mostra – un filmato di un’ora e 10 minuti con animazioni, audio originali e un’intervista a Vittorio Sgarbi che sarà trasmesso nelle quattro maxi-pareti della sala a forma di parallelepipedo dell’Enterprise – come "la storia di Berlusconi vista dagli occhi di chi in Berlusconi ha creduto".

Un’agiografia? Il rischio c’era, e forse c’è ancora a una prima visione del filmato animato, ma le premesse da cui è partito il curatore non sono quelle di elogiare "senza se e senza ma" il protagonista. Frangi, anzi, racconta: "Non ho mai votato Berlusconi, faccio parte dell’Italia che ha guardato al Cavaliere con repulsione. Sono cresciuto leggendo Pasolini e mi è difficile non pensare che tante delle sue profezie di un’Apocalisse culturale non prefigurino proprio l’Italia berlusconiana. Eppure quell’Italia va ascoltata e capita".

L’Italia degli imprenditori lombardi stile yuppies, l’Italia del consumismo, l’Italia delle televendite. Un Paese in cui il cambiamento l’ha fatta da padrone. Una svolta profonda che ha cambiato per sempre le abitudini degli italiani. Il Paese si trovava di fronte per la prima volta a una televisione in cui non esisteva solo Mamma Rai, in cui nelle case entravano i primi personal computer, in cui iniziavano a girare i primissimi maxi-telefoni cellulari a disposizione solo dei ricchi manager (ricordate la scena con Gordon Gekko sulla riva dell’Oceano nel film di Oliver Stone Wall Street del 1987?). "Un cambiamento con effetti positivi o negativi, a seconda dei punti di vista", non si sbilancia Scarpellini, che però guarda con attenzione al Berlusconi "uomo del fare" prima che uomo politico e si chiede: "Nella società italiana ha inciso di più il Berlusconi imprenditore o il Berlusconi politico?".

La domanda è più che legittima. La mostra, non a caso, si ferma al 1993 per far meglio riflettere sulle imprese del Cavaliere prima della scelta di entrare nell’agone politico in prima persona. Quella che è seguita, in fondo, è tutta un’altra storia. O no? O è il Piano B, in qualunque modo lo si voglia intendere? La risposta finale spetta all’interessato, a Berlusconi, che non ha collaborato in nessun modo alla realizzazione della video-mostra. Un’anteprima della stessa, però, gli è stata già inviata dagli autori. Ancora nessuna reazione da parte del Cavaliere.