Lunedì 15 Aprile 2024

L’Italia degli spioni. Accessi abusivi e mercato dei dossier. Si apre un nuovo filone a Roma

Le infiltrazioni nei database top secret sono continuate anche dopo l’esplosione dello scandalo Striano. I magistrati umbri nei prossimi giorni ascolteranno i procuratori Laudati (indagato) e Melillo (testimone).

L’Italia degli spioni. Accessi abusivi e mercato dei dossier. Si apre un nuovo filone a Roma

Antonio Laudati è tra gli indagati per il presunto dossieraggio

Un’indagine parallela alla procura di Roma sul "mercato delle sos" che non si è fermato nemmeno dopo lo scandalo dossieraggio avviato l’estate scorsa e la scoperta che il pm dell’Antimafia Antonio Laudati avrebbe chiesto al tenente della Finanza Pasquale Striano di interrogare le banche dati anche nell’ambito di una richiesta sull’ecobonus del condominio di Roma in cui la sua famiglia ha un immobile: qualcosa come 50 accessi in un solo giorno. Queste, insieme all’analisi di altri due atti d’impulso ancora non contestati – tra cui il dossier sui fondi della Lega – sono i prossimi passi dell’inchiesta sul "verminaio" scoperto dalla procura di Perugia, che nei prossimi giorni sentirà lo stesso Laudati e l’attuale procuratore Giovanni Melillo, quest’ultimo in qualità di persona informata sui fatti.

Anche dopo l’allontanamento di Striano dalla Procura nazionale antimafia, ora trasferito in un incarico ’non operativo’, e durante la prima fuga di notizie sull’indagine avviata in seguito alla denuncia del ministro Guido Crosetto il "mercato delle Sos non si è fermato". La "prova clamorosa" di cui parla all’Antimafia il procuratore di Perugia Raffaele Cantone è un articolo di giornale con il riferimento a una segnalazione di operazioni sospette "che riguardava un imprenditore che in qualche modo avrebbe avuto a che fare con il ministro della Difesa". Accesso illecito alla banca dati "non vista da Striano" e il cui accesso risale proprio a quei giorni dell’agosto 2023, sottolinea il magistrato, e che ora è al centro di un’indagine della procura di Roma per accesso abusivo e rivelazione di segreti d’ufficio. Cantone non fornisce ai parlamentari il nominativo dell’imprenditore spiato, ma proprio il 7 agosto del 2023, pochi giorni dopo l’inizio dell’inchiesta, un articolo della Verità riportò ’I movimenti sospetti sui conti del socio di Crosetto’. L’articolo riguardava Gaetano e Giovanni Mangione, imprenditori romani impegnati nell’ospitalità. E la costola d’indagine nata su input degli inquirenti perugini mira a scoprire altri accessi abusivi. Ma c’è un particolare. L’altro ’spione’ che ora dovranno individuare gli inquirenti della capitale non era l’unico ad essere interessato agli affari dei Mangione.

Nell’invito a comparire, notificato all’ufficiale della Finanza che per adesso ha ritenuto di non presentarsi all’interrogatorio, emerge che anche Striano aveva fatto e poi inoltrato ricerche proprio sui fratelli romani. Emerge all’imputazione "z" per rivelazione di segreti d’ufficio contestata a Striano in concorso con un altro soggetto, non un giornalista. A quest’ultimo però – è ripotato nell’atto giudiziario – dal 10 marzo 2022 al 5 marzo 2023 il finanziere inviò documenti attraverso WhatsApp. Quattordici in tutto: tra cui redditi, dati anagrafici di persone fisiche e giuridiche – comprese due società di food – e un documento su presunte attività di riciclaggio "di capitali illeciti nel tessuto economico imprenditoriale di Roma relativo a Mangione Giovanni e Mangione Gaetano contenente informazioni coperte dal segreto d’ufficio".

È la denuncia del ministro a scoperchiare il vaso di Pandora. Il 31 ottobre del 2022 in seguito ai tre articoli del Domani in cui si fa riferimento ai compensi del ministro, prima di ricoprire la carica istituzionale, Crosetto si rivolge ai carabinieri. La procura di Roma avvia un’indagine: Striano ha interrogato ’Serpico’ il 28 luglio per cercare i redditi del ministro, il 10 ottobre per verificare una Sos, il successivo 20 ottobre per consultare i dati anagrafici del figlio Alessandro e lo stesso giorno sempre per verificare i redditi del ministro. Crosetto è stato sentito due volte dal procuratore Cantone, ma del contenuto del suo verbale il magistrato ne ha voluto riferire solo al Copasir.