Il premier Mario Draghi, 74 anni, ieri ha presentato la nota di aggioramento al Def
Il premier Mario Draghi, 74 anni, ieri ha presentato la nota di aggioramento al Def
di Claudia Marin È fiducia la parola chiave di quello che potremmo considerare il discorso d’autunno di Mario Draghi. "Ora c’è fiducia nell’Italia, fra gli italiani e nel resto del mondo nei confronti dell’Italia", scandisce il premier per accompagnare i numeri della Nota di aggiornamento del Def, il documento che traccia la rotta della politica economica del governo e che definisce le coordinate di fondo dello stato di salute economico-sociale del Paese. Una fiducia verso l’Italia ma anche dell’Italia verso l’Europa, in ogni caso verso il futuro. "Tornare alle stesse regole del passato mi pare irrealistico – fa sapere, riferendosi alla querelle sulle regole di bilancio più o meno stringenti –. Mentre ci dobbiamo dotare di una difesa molto più significativa, e bisognerà spendere molto...

di Claudia Marin

È fiducia la parola chiave di quello che potremmo considerare il discorso d’autunno di Mario Draghi. "Ora c’è fiducia nell’Italia, fra gli italiani e nel resto del mondo nei confronti dell’Italia", scandisce il premier per accompagnare i numeri della Nota di aggiornamento del Def, il documento che traccia la rotta della politica economica del governo e che definisce le coordinate di fondo dello stato di salute economico-sociale del Paese. Una fiducia verso l’Italia ma anche dell’Italia verso l’Europa, in ogni caso verso il futuro. "Tornare alle stesse regole del passato mi pare irrealistico – fa sapere, riferendosi alla querelle sulle regole di bilancio più o meno stringenti –. Mentre ci dobbiamo dotare di una difesa molto più significativa, e bisognerà spendere molto di più nella difesa di quanto fatto finora, perché le coperture internazionali di cui eravamo certi si sono dimostrate meno interessate nei confronti dell’Europa". E anche questo è avere fiducia nell’Europa.

Tornando all’Italia, se sulle prospettive economiche si addensano poche nubi, diverso è il quadro dello scenario politico: il presidente del Consiglio rimane, infatti, sul vago su nuove soluzioni flessibili dopo la fine di Quota 100 ("È prematuro") e, più nell’immediato, sulla riforma del catasto. "Nessuno pagherà di più o di meno, nessuna nuova tassa sulla prima casa", avvisa, ma questo non esclude incrementi per le seconde e terze case. A dare fiducia nel futuro del sistema Italia sono innanzitutto le cifre dei fondamentali dell’economia, che sono il risultato della strategia anti-Coronavirus: "Il quadro economico è di gran lunga migliore di quello che noi stessi pensavamo potesse essere cinque mesi fa. La vaccinazione – incalza – è alla base della ripresa. E dal debito pubblico si esce con la crescita".

La previsione di aumento del Pil per l’anno in corso sale al 6%, dal 4,5% previsto nel Def in aprile, mentre la previsione di indebitamento netto (deficit) scende dall’11,8% del Pil nel Def al 9,4% della Nadef, con il debito in calo al 153,5% (era 155,6% nel 2020). Una prospettiva che si riverbera nelle previsioni sugli investimenti in aumento di circa il 15% quest’anno e di oltre il 6% il prossimo, dopo il calo del 9,2% nel 2020. "Un rimbalzo – spiega Draghi – che recupera tutto ciò che è stato perso lo scorso anno e anche più".

E, dunque, la legge di Bilancio fino al 2024 dovrà essere fondata su una politica espansiva: per l’anno prossimo in arrivo una spinta al Pil da 22 miliardi di extra-deficit, un punto di Pil, come per gli anni a venire. E oltre 4 miliardi per il taglio delle tasse dal recupero dell’evasione.

La fiducia si costruisce, del resto, sulla credibilità. "A un investitore internazionale – insiste – direi che finora il governo non ha mancato una sola data sui suoi appuntamenti". E, del resto, puntualizza, "se perdesse la sua efficacia perderebbe la sua ragione di esistere. Non è un’ipotesi di questo governo". Anche se Draghi non esclude che a febbraio lo scenario potrebbe cambiare. Definisce "offensive" verso Sergio Mattarella le domande sul prossimo presidente della Repubblica, ma non esclude di esserne il successore: "Le persone giuste per rispondere sono in Parlamento, è il Parlamento a decidere della vita e dell’efficacia di questo governo". Ora che il governo Draghi, anche alla luce dei risultati messi a segno, possa perdere la sua ragione d’essere non appare assolutamente in vista. Ma ciò non toglie che si stiano addensando due-tre nodi tutti da sciogliere. La delega sul fisco andrà in Consiglio dei ministri la settimana prossima, ma sul catasto la battaglia è tutta aperta e il premier, anche escludendo stangate sulla prima casa, non ha escluso rialzi Imu per le seconde e le terze case. Da qui il pollice verso di Salvini, ma anche di Conte. E non appare differente la situazione per il dopo Quota 100: nessuna indicazione da Draghi, ma di sicuro non si pensa a Palazzo Chigi e a Via XX Settembre a soluzioni simili a quella cancellata.