di Viviana Ponchia A Daniele Martino (nella foto), 61 anni, insegnante precario di ritorno alla medie dopo una vita nell’editoria, l’idea dell’estate a scuola piaceva. Aveva in mente un progetto radiofonico per i suoi ragazzi. Tutto per salvarli dall’arruolamento nell’"esercito di imbecilli spensierati creato da Tik Tok". O dalla palude di un centro commerciale. Il 70% dei suoi colleghi si è opposto. Lui ha...

di Viviana Ponchia

A Daniele Martino (nella foto), 61 anni, insegnante precario di ritorno alla medie dopo una vita nell’editoria, l’idea dell’estate a scuola piaceva. Aveva in mente un progetto radiofonico per i suoi ragazzi. Tutto per salvarli dall’arruolamento nell’"esercito di imbecilli spensierati creato da Tik Tok". O dalla palude di un centro commerciale. Il 70% dei suoi colleghi si è opposto. Lui ha replicato che dietro covava un pregiudizio balnerare: la prof madamina non avrebbe mai rinunciato al lettino in prima fila. Lo hanno massacrato: sei avido, narcisista, rovini la categoria. Vergognati.

Professore, non lo sa che l’estate è una zona iper difesa del calendario? E che la madamina sarà stanca dopo due anni così?

"Il ministero parla di adesione volontaria: 30 ore, mille euro e nessuna coercizione, altrimenti sarebbe scoppiata una guerra termonucleare. Piccoli moduli dalle 9 alle 12, non una cosa da morire. Per venire incontro alle famiglie e rimediare alla desolazione dei ragazzi ancora chiusi in casa o arenati in un centro commerciale. Chi aveva già il lettino prenotato non ne ha voluto sapere".

Lei non è stanco?

"Stremato, grazie. Ma con la voglia di non mollare proprio adesso. Il piano estate arriva su una stratificazione di stress e spaventi. Al docente tradizionale è venuta la paranoia che la scuola gli stesse mangiando la vita. Che l’estate intelligente fosse un cavallo di Troia per farlo lavorare a luglio tutti gli anni. Solita storia: lagna, piede sul freno, più fai e più sei fesso. C’è stato un rigurgito di statalismo: l’innovazione deve venire dai consigli di classe, un’ora e 70 punti all’ordine del giorno. Tutto deve essere collegiale, livellato. Verso il meno dotato e il lavativo".

Così è uscito dal gruppo.

"Bisognava dare il colpo di reni finale e pensare agli studenti. Sono nervosi, hanno crisi di rabbia. C’è chi sta ore con la testa accasciata sul banco sotto ombre depressive. E chi salta come una scimmia. Vengono da due anni senza sport. Hanno assorbito tutte le angosce dei grandi. Io alla loro età avrei dato fuoco a tutto".