Una ragazza manifesta per chiedere misure urgenti contro il cambiamento climatico
Una ragazza manifesta per chiedere misure urgenti contro il cambiamento climatico
ROMA Ora più che mai è asse Russia-Cina. Sia sul clima che nelle crisi regionali. Entrambe tollerano a malapena il multilateralismo e non accettano interferenze nel loro cortile: la questione ucraina per Mosca, Taiwan per Pechino. Non a caso sia Xi Jinping che Vladimir Putin non sono venuti al G20 di Roma e non andranno alla conferenza sul clima Cop26 a Glasgow, che si è aperta ieri. Il messaggio implicito è: decidiamo noi che cosa è una priorità. E il clima oggi non lo è. Lo dice chiaramente il ministro degli Esteri del Cremlino,...

ROMA

Ora più che mai è asse Russia-Cina. Sia sul clima che nelle crisi regionali. Entrambe tollerano a malapena il multilateralismo e non accettano interferenze nel loro cortile: la questione ucraina per Mosca, Taiwan per Pechino. Non a caso sia Xi Jinping che Vladimir Putin non sono venuti al G20 di Roma e non andranno alla conferenza sul clima Cop26 a Glasgow, che si è aperta ieri. Il messaggio implicito è: decidiamo noi che cosa è una priorità. E il clima oggi non lo è. Lo dice chiaramente il ministro degli Esteri del Cremlino, Sergey Lavrov: "Il 2050 non è un numero magico, se questa è l’ambizione dell’Ue, noi ne abbiamo altri. Proveremo a raggiungere emissioni zero nel 2060". Una posizione condivisa da altri Paesi, che insieme producono il 50% delle emissioni: l’India, il Brasile del negazionista Bolsonaro, l’Indonesia, l’Arabia Saudita e i suoi satelliti petroliferi. Ma anche il Giappone e l’Australia.

Draghi minimizza: "India e Cina sono state più disponibili. Dalla Cina mi attendevo un atteggiamento più rigido". Ma è un fatto che il loro freno ha portato a un compromesso al ribasso. "Il G20 ha fatto alcuni progressi – ha chiosato Boris Johnson –, ma sono gocce in un oceano che si sta riscaldando. Penso che l’obiettivo del 1,5° sia molto in bilico, le chance che Cop26 fallisca sono 4 su 10. E se fallisce, sarà tutto un fallimento". "Lascio Roma senza che le mie speranze siano state soddisfatte – twitta il segretario delle Nazioni Unite, Antonio Guterres –, ma almeno non sono state sepolte".

Critici gli ambientalisti. "Se il G20 è stato una prova generale per la Cop26 – osserva Greenpeace – i leader mondiali non si sono dimostrati all’altezza. Hanno usato parole deboli, prive sia di ambizione che di visione". "Il G20 – dice il Wwf – manda alcuni segnali importanti, ma è necessario fare di più".

Anche Greta Thunberg, giunta ieri a Glasgow, è sul piede di guerra: "Il mondo si sta muovendo ancora nella direzione sbagliata". Greta e le attiviste Vanessa Nakate, Dominika Lasota e Mitzi Tan hanno inviato su Avaaz un appello "ai leader mondiali perché rispondano all’emergenza climatica". Ha già raccolto 700mila firme: "Tradimento. Così i giovani in tutto il mondo definiscono l’incapacità dei nostri governi di ridurre le emissioni. E non c’è da sorprendersi. Vi chiediamo di contrastare l’emergenza climatica. Non l’anno prossimo. Non il mese prossimo. Adesso".

Ma Cop26 ha poche ambizioni, stante la mancanza di volontà di Cina e India, Russia e Brasile, Australia e Giappone di fare sostanziali passi in avanti. "Gli ultimi 7 anni sono i più caldi mai misurati" ricordava ieri il Wmo. Ma l’allarme cozza contro troppi interessi politici ed economici.

Alessandro Farruggia