In Valtellina gli escursionisti protestano contro l’invasione dei ciclisti sui sentieri di montagna: troppi incidenti per la velocità
In Valtellina gli escursionisti protestano contro l’invasione dei ciclisti sui sentieri di montagna: troppi incidenti per la velocità

Riccardo

Jannello

Un amico chiamava in modo sprezzante i ciclisti che sulla Provinciale proseguivano in gruppo ostruendo parte della carreggiata i "padroni". Non che anelasse per forza ad avere la carreggiata tutta per sé, ma insomma voleva mettere in evidenza che spesso i fanatici delle due ruote se ne sbattevano di quelli che in macchina proseguivano lungo la stessa strada.

In Valtellina non sono gli automobilisti a lamentarsi dell’invasione dei velocipedi, ma gli amanti del trekking, gli escursionisti pedibus calcantibus che sui sentieri trovano il loro cammino degli Dei, ma che sono costretti a scansarsi di brutto perché le mountain bike (e le bici elettriche) sfrecciano quasi fossero moto. Ancora peggio, secondo le denunce sui social, la situazione sulla ciclabile di valle dalle parti di Sondrio. "Ciclisti come missili e senza campanello".

Altri guidano consultando il telefonino "mollano il manubrio e ti vengono incontro quasi con fierezza". Ovvio che i ciclisti non ci stanno, si sentono attaccati e muovono le loro contestazioni ai pedoni che camminano "assembrati". Chi ha ragione? Come si risolve la cosa? I pedoni contro i ciclisti, la guerra dei poveri. Ma chi gestisce i 33 chilometri della ciclabile ha posto paletti: chi sbaglia paga e i cocci sono suoi. Attenti, dunque: sia gli amanti del trekking sia quelli delle due ruote stiano tranquilli, logorarsi il fegato vanifica quello che fanno per mantenersi in salute.