17 mar 2022

L’inviato cinese che tifa Putin "Auguro ai russi la vittoria"

di Antonio Del Prete

Putin chiede aiuto? La Cina risponde con i consueti modi felpati tentando di mantenere il piede in due staffe. Eppure, un soldato in Ucraina lo ha già mandato. Un ex soldato, a dire il vero. Il quale oggi sbarca il lunario come giornalista, ma continua a combattere per difendere la sua causa. La stessa di Putin, in questo caso. Si chiama Lu Yuguang ed è l’unico inviato straniero a seguire la guerra dalla parte russa della barricata. Il classico giornalista "embedded". Protetto da un elmetto e da un giubbotto antiproiettile, magnifica le gesta dei soldati moscoviti davanti alle telecamere di Phoenix Tv, l’emittente di Stato di Pechino. E finisce nel mirino dei social network.

Il motivo? Frasi come questa: "In qualità di rappresentante del popolo cinese e dei giornalisti cinesi, auguro alla Russia una rapida vittoria". E questa: "I militanti a Kiev continuano a usare ostaggi come scudi umani". Insomma, non proprio un apostolo del modello anglosassone, che vorrebbe i fatti separati dalle opinioni.

Tanto basta, comunque, a valergli l’accesso a fonti di primissima mano. Lu Yuguang, infatti, si sposta liberamente nelle città assediate, Mariupol compresa, raggiunge luoghi off-limits per i colleghi, intervista i soldati di Putin. Ottiene perfino un’esclusiva con Denis Pushilin, il capo della Repubblica separatista di Donetsk, che il 2 marzo scorso al suo microfono proclama: "Con l’aiuto della Russia le mie forze stanno riconquistando terreno ogni giorno". Uno ‘scoop’. Ma l’inviato di guerra non si culla sugli allori, né trascura i rapporti con i civili. In uno degli ultimi servizi ferma per strada una signora ucraina, in cammino alla volta di Donetsk con una bimba di due anni, e le offre un passaggio.

C’è di più. Il lavoro appassionato dell’ex funzionario dell’Esercito di Liberazione accende i riflettori sulla copertura che i media cinesi dedicano a un conflitto percepito come lontano a quelle latitudini. E soprattutto sulla posizione di Pechino, che da un lato, in barba ai russi, definisce "guerra" l’"operazione speciale" dell’amico Putin; dall’altro non condanna l’intervento, né usa il termine "invasione". Dopotutto, il ministro degli Esteri Wang Yi parla di "amicizia duratura" con la Russia, un’amicizia che è "solida come una roccia". Non sorprende, dunque, che gli occhi dei cinesi a Kiev siano quelli di Lu Yuguang, un reporter vissuto per decenni a Mosca, premiato dal governo russo per la sua attività giornalistica. Che sarebbe meglio chiamare propaganda.

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