20 apr 2022

L’inverno demografico impoverisce la scuola italiana

raffaele
Cronaca

Raffaele

Marmo

Il prossimo anno scolastico comincerà con 120mila bambini in meno nelle classi. Ma il problema è stato immediatamente riguardato a partire dalla sorte dei prof che dovranno rinunciare a trasferimenti e riavvicinamenti a casa. E, invece, l’interesse per quello che sta per accadere tra pochi mesi deve essere tutt’altro e va valutato, nel suo impatto, sull’intera società e sul futuro stesso del nostro Paese.

Il punto, per intenderci, è il tracollo demografico italiano, di cui la scuola è solo il primo fronte a essere travolto. E se consideriamo che i 120mila iscritti in meno derivano dai nati in meno nel 2016 (quando eravamo ampiamente sopra i 400mila), possiamo ben immaginare quali numeri avremo (e con quali effetti) nel 2027, quando dovranno entrare a scuola i 399mila nati del 2021.

Basti pensare che nel 2019, quando non era alle viste la pandemia, uno studio della Fondazione Agnelli ipotizzava che entro il 2028 i bambini e i giovani tra 3 e 18 anni scenderanno in Italia da 9 a 8 milioni. Il che determinerà conseguenze rilevantissime nel mercato del lavoro (perché mancheranno professionalità indispensabili), sul sistema previdenziale (che non avrà più i contributi per pagare le pensioni delle generazioni precedenti), su quello sanitario (che non fronteggerà l’incremento delle patologie correlate all’invecchiamento crescente della popolazione). Senza contare i radicali cambiamenti dei modelli familiari: con nuclei che saranno sempre più "verticali" (nonni, genitori, figli), con pochi legami orizzontali (fratelli e sorelle, cugini) e diagonali (zii, nipoti). Dunque, altro che la sorte dei prof: le cifre ci devono allarmare per lo stesso destino della comunità nazionale.

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