Il presidente Mattarella incontra gli studenti delle scuole superiori (Ansa)

Roma, 24 maggio 2018 - Ai politici chiedono onestà e competenza e, pur non sentendosi rappresentati da nessun partito o movimento politico, una volta raggiunta la maggiore età sono andati in massa alle urne perché giudicano il voto un dovere civico da onorare. Sono partecipativi, moderni, ambientalisti, contrari a qualsiasi forma di discriminazione sessuale e capaci di dedicarsi caparbiamente al prossimo facendo volontariato. È questo l’identikit dei giovani nati a cavallo del 2000 tracciato dal sesto Rapporto di ricerca, presentato questa mattina e realizzato dall’Osservatorio “Generazione Proteo” della Link Campus University su un campione di  circa 20mila studenti italiani, fra i 17 e i 19 anni. Insieme al Rapporto è stato consegnato alle istituzioni anche il Libro Bianco che riassume 5 anni di interviste e ricerca sui giovani, con più di 70mila studenti coinvolti. Un lavoro realizzato per «dare solidità, tangibilità e concretezza alle idee dei giovani», come ha affermato Nicola Ferrigni, direttore dell’Osservatorio, sociologo e docente alla Link Campus. 

Dei giovani si crede di conoscere attitudini, stili di vita, ambizioni, paure, valori e invece molto spesso l’immagine che gli adulti hanno di loro è influenzata da una rappresentazione mediatica che tende a mettere in luce le devianze piuttosto che i meriti. Per questo motivo, secondo Ferrigni, dare voce ai giovani, in questo momento storico così particolare, caratterizzato dalla complessità dello scenario politico ed economico, nazionale e internazionale, rappresenta un’esigenza fondamentale. I giovani vengono, infatti, definiti da Ferrigni «i veri rivoluzionari del nostro tempo»  tanto che, per raccontarli, è stato necessario creare il nuovo termine cre-attivi. Un aggettivo che, giocando sul prefisso “cre”,  il direttore dell’Osservatorio utilizza per definire i «giovani che stanno ridefinendo ciò in cui credono, la realtà in cui crescono, i diversi mondi che creano». «Ma se c’è una dimensione di cui i giovani faticano ad appropriarsi è il tempo» continua Ferrigni. I ragazzi di oggi non riescono, infatti, a rapportarsi con il futuro e tendono a vivere in una cornice temporale declinata esclusivamente al «presente continuo». Nonostante questo i giovani sono protagonisti di «un rovesciamento radicale di ruoli» che li vede «diventare influencer di una società di follower». Un cambiamento al quale gli adulti e le stesse istituzioni sono spesso spettatori passivi, se non addirittura – aggiunge Ferrigni –  «freni al processo in corso per il loro essere fuorisync rispetto al ritmo che contraddistingue la quotidianità dei giovani».

Dal quadro che emerge dall’ultimo Rapporto i giovani di “Generazione Proteo” sono interessati alla politica abbastanza (30,3%) e molto (8,8%) e considerano il voto un dovere civico (79,4%). Dopo averne parlato in famiglia o con gli amici (33,3%) o essersi informati su giornali o televisioni (28,1%), sono andati a votare in massa (80,9%), pur non sentendosi rappresentati da alcun partito o movimento politico (42,7%). Ai politici chiedono onestà (26,9%) e competenza (24,3%) e considerano il lavoro (27,3%) come diritto principale da rivendicare. Un intervistato su quattro ritiene un buon cittadino colui che non discrimina per etnia, religione od orientamento sessuale, mentre il 38% dichiara di fare volontariato e il 30,5% dice che lo farebbe con molto piacere. Sia per fare qualcosa di concreto per il prossimo (28,3%) che per fare un'esperienza di vita (20,3%). Sono abbastanza soddisfatti della propria vita (63,5%), rispetto al cui corso si sentono fiduciosi (40,2%), ma al futuro preferiscono il passato (46,3%) se potessero usare la macchina del tempo. Il 21% sostiene che l'uso dei social network consenta una maggiore informazione, ma il 18,9% ritiene invece che sia veicolo di messaggi preconfezionati privi di approfondimento o addirittura alimenti un clima di odio (13,8%).

Analizzando, invece, il quadro degli ultimi cinque anni, nella sintesi restituita dal Libro Bianco, si registra una crescita della percentuale di giovani che prendono le distanze dalla politica. Se nel 2014 a dichiararsi «per nulla» e «poco» interessato alla politica era complessivamente il 57,2% degli intervistati, tale percentuale è salita negli anni successivi fino a raggiungere punte di circa il 70% negli anni 2016-2017. Un’inversione di tendenza, come abbiamo visto, si è invece registrata nel Rapporto 2018 che vede un riavvicinamento dei giovani alla politica. Per quanto riguarda la classe politica ideale per i giovani, già dal 2015, le principali caratteristiche di un politico devono essere l’onestà (39,3%) e la vicinanza alle esigenze dei cittadini (26,2%). Negli anni successivi, tuttavia, questi aspetti hanno lasciato spazio all’emergere di una terza caratteristica, le cui preferenze sono aumentate negli anni: “la competenza” che dall’11,9% del 2015 è salita al 24,3% dell’ultimo rapporto. Un segnale che, tale caratteristica, oggi, non è data per scontata. 

Sull’Europa le idee dei giovani possono essere riassunte così: cittadini europei sì ma no ai vincoli comunitari. Se nel 2015 oltre metà degli intervistati (58,7%) si dichiarava contraria a uscire dall’Unione Europea, il 42,6% era, invece, favorevole all’uscita dell’Italia dall’Euro. Nel 2016 il 62% dei giovani si dichiarava “cittadino europeo” identificando, tuttavia, tale espressione con «la costruzione di una cultura condivisa» prima ancora che con «una comune visione politica ed economica». 

Dal Libro Bianco emerge, inoltre, una tendenza giustizialista che, negli ultimi anni, ha visto aumentare la percentuale di giovani favorevoli alla pena di morte arrivata, nell’ultimo anno, al 34,5%. Tra i reati che si vorrebbero punire con la pena capitale vi è al primo posto la pedofilia seguita da omicidio e terrorismo.